M5S, in un libro retroscena e vaffa di anni di liti. E quello scontro Casaleggio-Grillo che fu l’inizio della fine

8 Set 2022 17:50 - di Chiara Volpi
M5S

Ascesa, iperboli e tonfo del M5S, passato da variabile impazzita e scheggia anti-sistema a partito di governo e maggior azionista di maggioranza. Un percorso a ostacoli che il giornalista del Corriere della Sera Emanuele Buzzi racconta e analizza nel saggio Polvere di Stelle, in libreria da domani ed edito da Solferino. Una fenomenologia del fenomeno grillino che rilegge in controluce – all’insegna di fatti e misfatti non sempre noti – quel che ha portato la galassia grillina alla mutazione ormai quasi definitiva e irreversibile. Un processo che, dall’uno vale uno, è culminato nel partito di uno solo: Giuseppe Conte, al tempo stesso carnefice-liquidatore e vittima immolata sull’altare del salvataggio del vecchio M5S.

M5S, nel saggio “Polvere di stelle” la parabola del Movimento dall’ascesa al tonfo

Dalla guerra sul simbolo alla contesa sulla piattaforma web, passando per ricorsi fronde, faide fratricide e esodi di massa, il saggio punta i riflettori su ascesi e declino di un Movimento che doveva aprire in due casta e partitocrazia, e che è finito in polvere di stelle, come enuncia l’emblematico titolo. A partire dal giorno di una riunione infuocata che avrebbe segnato l’inizio della parabola discendente. Esattamente – scrive il corriere nella sua presentazione – «alle 13 dell’undici marzo 2016. Forse il giorno più importante nell’accidentata storia del Movimento Cinque Stelle», quando «Gianroberto Casaleggio uscì dall’ufficio dell’azienda che portava il suo nome con una faccia ancora più cupa del solito».

La lite Casaleggio-Grillo che segnò l’inizio della fine

Il progetto dell’ideologo milanese di creare una nuova struttura omnicomprensiva dove miscelare le diverse anime pentastellate, il logo, una nuova piattaforma web, che nella sostanza preludeva a una parità di ruolo tra i due fondatori, non decollò. Anzi, non avrebbe visto mai la luce, bocciata da quasi tutti, e da Grillo in testa a tutti. Casaleggio incassò quella sconfitta amara che sapeva di umiliazione: la bomba scoppiò e le sue deflagrazioni si sarebbero avvertite ancora a lungo. Da quel momento in poi, con un corpo indebolito e “la testa del Movimento” sempre più in discussione, l’infinita diatriba tra vertici e base ha cominciato ad assumere sembianze sempre più multiformi e sempre meno eterogenee.

M5S, il blitz di Marina di Bibbona e il compromesso sul simbolo

Beppe Grillo durante la campagna elettorale per le Politiche del 2018 – vinta poi dal Movimento – comincia a nutrire dubbi sull’utilizzo del simbolo da parte dei Cinque Stelle, al punto che si parla di una lettera di diffida del garante ai pentastellati. A sbloccare la situazione dopo 72 ore in cui la campagna elettorale M5S rimane nel limbo – sempre secondo quanto rivela il saggio Polvere di Stelle di Buzzi – si consuma lo psicodramma del blitz di Marina di Bibbona (dove Grillo ha una casa).

Il blitz di Marina di Bibbona

È lì che quattro big a 5 Stelle (Luigi Di Maio, Davide Casaleggio, Alfonso Bonafede e Pietro Dettori) si precipitano per convincere il fondatore a tornare sui suoi passi. Alla fine il garante –secondo la ricostruzione di Buzzi – accetta grazie a un compromesso: nel simbolo presentato alle elezioni compare la dicitura ilblogdellestelle.it (registrato a nome di Casaleggio) anziché movimento5stelle.it.

Di Maio se ne va (e come è arrivato alla scissione)

Intanto, il malcontento cresce e la tensione tra attivisti e leadership è alle stelle. Correnti filo e anti-governative travolgono assetti e credibilità politica. Il resto lo fanno gli esodi in massa di grillini in fuga. Fino all’addio più significativo: quello del delfino Di Maio, che se ne va a giugno sbattendo la porta. E il retroscena di quell’epilogo, ancora una volta, lo rivela Buzzi: Beppe Grillo e Luigi Di Maio si sono confrontati telefonicamente prima della scissione a giugno che ha segnato la storia del M5S.

L’sos di Giggino a Beppe…

Il leader di Impegno civico tenta di convincere il garante stellato a intervenire sulla gestione contiana del Movimento. Grillo però – secondo quanto spiega il saggio Polvere di Stelle – si sarebbe rifiutato. Ricordando a Di Maio di aver contribuito alla scelta del leader. Ne sarebbe scaturito un confronto tra i due dai toni accesi, con riferimenti anche alla storia personale del garante e del ministro degli Esteri. Dopo la chiusura della telefonata, le speranze di evitare la scissione per Di Maio si sarebbero azzerate.

Casaleggio lasciò il Movimento a Di Maio

Nel frattempo, sul tavolo restano sempre drammaticamente irrisolti i rapporti con Gianroberto Casaleggio. Prima di morire avrebbe fatto un passaggio di consegne, lasciando una lista di contatti per gestire blog e M5S a Luigi Di Maio. Si tratta di una lista che l’imprenditore milanese era solito aggiornare con cadenza bimestrale e che utilizzava come rete interna per gestire i Cinque Stelle. Ora, secondo il libro di Buzzi, Casaleggio non avrebbe pianificato solo il passaggio di consegne con il futuro leader M5S, ma avrebbe anche cercato una soluzione alternativa al progetto rifiutato dai vertici M5S per gestire il Movimento.

Il testamento di Casaleggio: istruzioni su Rousseau e piano B, poi…

Quella soluzione era Rousseau. L’associazione che gestisce la piattaforma sarebbe dunque, in realtà, un “piano b” del cofondatore – stando alla ricostruzione di Buzzi – in rotta con Grillo e con gli altri membri del direttorio. Al punto che i cinque parlamentari vengono tenuti all’oscuro del peggioramento delle sue condizioni di salute. E vengono avvisati della morte solo poco prima che lo scoprano i media.

M5S, doveva volare alto ed è finito nella polvere…

Un sudoku irrisolvibile, quello del M5S, che neppure il jolly Di Battista sostenuto dai grillini della prima ora duri e puri – e che, svela il saggio, avrebbe rispedito al mittente per ben 3 volte l’ipotesi di un ruolo da ministro – avrebbe potuto ricomporre. Anzi. Perché il vaso è rotto e tanti sono coloro i quali si contendono i suoi cocci. Alimentando dissapori e divergenze che ancora galleggiano tra le carte dei ricorsi e furoreggiano nelle chat degli attivisti. Ed è con questo “pedigree” che il M5S si presenta alle elezione, con l’unico grimaldello del Rdc gettonato soprattutto al Sud, a cui aggrapparsi per non precipitare ancora più giù dove brama di potere e cupidigia lo hanno spinto fino ad oggi…

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