La pantomima M5S sui due mandati, Conte: «Non è un diktat». Fico e Taverna tornano a sperare

27 Lug 2022 9:00 - di Federica Parbuoni
conte

Giuseppe Conte mantiene aperta la partita dei due mandati, che Beppe Grillo ormai pressoché quotidianamente torna a indicare come chiusa. Per l’avvocato di Vulturara Appula, infatti, il tema del tetto alla volte in cui ci si può candidare «è importante per il M5S, ma forse genera poco interesse fuori. Non è un diktat, ma lo spirito della regola sarà in ogni caso salvaguardato». «Questa settimana – ha aggiunto Conte – chiuderemo la partita».

Conte: «I due mandati non sono un diktat»

Dunque, allo stato attuale Conte sembra orientato a prevedere quelle famose deroghe che tanto fanno sperare alcuni parlamentari e disperare altri che ne resterebbero esclusi, come dimostrato dal gran trambusto suscitato qualche giorno fa dall’ipotesi che Roberto Fico potesse giovarsi dell’eccezione. Con quello del presidente della Camera, si fanno anche, per esempio, i nomi di Paola Taverna e Alfonso Bonafede. Che ne sarà di loro?

Niente parlamentarie e 10 anni in Parlamento con un merito

Anche a questo il leader M5S risponde tergiversando, con una di quelle sue frasi che possono voler tutto e il suo contrario. «Siamo una comunità che pone al suo fondamento la dignità della persona. Nessuno di coloro che sono rimasti ha gettato la spugna», ha detto Conte in un’intervista al Corriere della Sera, aggiungendo che «in ogni caso non manderemo in soffitta chi per dieci anni ha preso insulti per difendere i nostri ideali e per contribuire in Parlamento a realizzare le nostre battaglie». «Una cosa è certa, la loro esperienza sarà preziosa», ha sottolineato Conte, spiegando che per le parlamentarie non ci sono i tempi, ma che «cercheremo lo stesso di coinvolgere la nostra comunità sia sul programma sia sulle liste».

La necessità per Conte di avere una pattuglia di fedelissimi

È piuttosto evidente che a Conte farebbe un gran comodo avere una sua pattuglia di fedelissimi in parlamento. E chi potrebbe mai essere più fedele di qualcuno che in Parlamento non ci sarebbe neanche dovuto tornare e ci torna grazie a una deroga disposta da lui? C’è, certo, il tema dello scontro con Grillo, ma anche su questo al traballante leader M5S potrebbe convenire giocarsi il tutto per tutto, piuttosto che assecondare i desiderata dell’«elevato» in attesa di essere fatto fuori a vantaggio di Virginia Raggi e Alessandro Di Battista.

La freddezza su Di Battista

Allo stato attuale Conte non sa nemmeno se avrà il suo nome nel simbolo, perché «è una decisione che non abbiamo ancora affrontato, ma che prenderemo nell’esclusivo interesse del Movimento». E nel frattempo è costretto a barcamenarsi con la concorrenza alla sua leadership. Di Battista? «Non ci sentiamo da tempo, ma lo faremo presto. La nostra è una comunità aperta al contributo di tutti, ma rispetto al passato la linea politica si decide negli organi preposti e poi si rema tutti dalla stessa parte. In politica estera – ha avvertito – la nostra posizione ad esempio è stata sempre chiara: collocazione euro-atlantica, ma senza inginocchiamenti».

I conti aperti col Pd

Quanto al fronte esterno, Conte ha il problema di regolare i conti con il Pd: dalla caduta del governo («su volontà del Pd, ha inserito una norma per costruire un mega-inceneritore dentro un decreto per aiutare cittadini e imprese in crisi. È stata una provocazione inaccettabile contro il M5S. Tutto parte da qui) all’alleanza saltata («Auguro al Pd e a tutti i suoi numerosi compagni di viaggio buona fortuna, ne avranno bisogno. Noi siamo un’altra cosa rispetto a questa affollata e confusa compagnia»), oltre al fatto, naturalmente, di doversi dare una nuova identità, tanto più se deciderà di derogare a quel doppio mandato che di fatto è l’unico baluardo rimasto del M5S delle origini.

Sull’identità del M5S «una traccia un po’ vaga»

«Quello che noi proponiamo, in antitesi al centrodestra e al campo dell’agenda Draghi, è un “campo giusto”, il campo della giustizia sociale», ha detto Conte, aggiungendo che «saremo il terzo polo, un “terzo incomodo”». «Una traccia un po’ vaga», ha replicato Emanuele Buzzi, che firma l’intervista. «Questo terzo polo sarà aperto alla società civile e a tutti coloro che difendono i valori della Costituzione e tutti coloro che credono nella vera transizione ecologica. E che vogliono contrastare le politiche della destra», è stato tutto ciò che Conte è riuscito a rispondere.

 

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