Una proposta per la destra: segua l’esempio del Pci-Pd e attinga alle proprie “riserve” culturali e politiche

9 Ago 2022 15:49 - di Riccardo Pedrizzi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

 Ancora non è cominciata la campagna elettorale per le “politiche” del prossimo 25 settembre e già circolano i nomi dei possibili ministri che dovrebbero rappresentare i partiti che presumibilmente usciranno vincitori: sopratutto in quota Fratelli d’Italia. Sono “new entry” ed anche personaggi che hanno militato in altri schieramenti ed oggi hanno “annusato” aria di vittoria. In pratica sta succedendo quello a cui assistemmo  in occasione delle travolgenti vittorie del Centrodestra nel 2001 e nel 2006 e che invece non accade solitamente per la sinistra.

Infatti il Partito Democratico continua ad utilizzare le vecchie logiche del Partito Comunista Italiano, che faceva dimettere dopo due legislature i propri parlamentari per utilizzarli, a spese dello Stato, nella propria struttura organizzativa, nella cultura, nell’informazione, negli enti, ecc. ecc.

Ed anche oggi il Pd si avvale dei propri uomini e delle proprie donne più preparate, che hanno maturato esperienza politica, che sono più affidabili anche dal punto di vista della fedeltà, per gli incarichi più importanti nelle istituzioni, per i ruoli per i quali occorre un’elevata professionalità.
Basta vedere alcune nomine: Zingaretti, Presidente della Regione Lazio, ha nominato Livia Turco, già ministro per la solidarietà sociale e ministro della salute a Presidente dell’importante IPAB San Michele.
Il nuovo sindaco della capitale, Roberto Gualtieri, lui stesso già ministro dell’Economia e delle Finanze, ha nominato l’ex ministro per la funzione pubblica Angelo Piazza come amministratore di una grande municipalizzata; poi ha addirittura inserito nel proprio esecutivo l’ex parlamentare Miguel Gotor come assessore alla cultura. Il sindaco di Napoli anche lui già ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, ha nominato assessore al bilancio Pier Paolo Baretta già sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

E potremmo continuare all’infinito.

Come si vede il Partito Democratico continua ad attingere alle proprie riserve culturali, professionali, di esperienza in precedenti ruoli istituzionali ed amministrativi per poter gestire con efficienza e con capacità enti pubblici e società controllate, assessorati e posti di sottogoverno, ecc. ecc.
A differenza di quanto avviene per il Centrodestra ed in particolare per la Destra, che pare voler continuare a non utilizzare il proprio patrimonio. Eppure si tratta di uomini di cultura, di giornalisti, di politici che hanno ricoperto importanti ruoli istituzionali, di dirigenti di banca, di amministratori di enti e di società, di professionisti affermati, tutti di sicura affidabilità per storia personale e familiare.

La Destra ha a disposizione un grande patrimonio che andrebbe perciò utilizzato, piuttosto che avvalersi dei soliti voltagabbana che fin da ora stanno salendo sul carro dei sicuri vincitori, ma che saranno i primi ad abbandonare la nave quando intuiranno che cambierà il vento.

Allora se proprio non si vogliono affidare ad uomini e donne che sono stati ministri, sottosegretari, presidenti di commissioni, ruoli operativi, perché si intende “aprire” alle nuove generazioni ed a nuove energie e risorse, quantomeno non si disperda questo patrimonio, promuovendo, ad esempio, un Comitato Scientifico, al quale attingere per consigli, consulenze, contributi legislativi, che sicuramente potrebbero essere utili non solo alla Destra conservatrice della Meloni, ma anche al Paese che ha sempre più necessità di intelligenze, cultura, preparazione dopo la disastrosa esperienza dell’“uno vale uno” del Movimento 5 Stelle.

Dunque,  una sorta di Senato del Regno formato dalle eccellenze che abbiamo a disposizione per giunta…. gratuitamente.

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