Presidenzialismo, pur di criticarlo il “Domani” finisce per accostare Macron a Orbàn

30 Ago 2022 19:07 - di Valerio Falerni
Presidenzialismo

La Francia come l’Ungheria e Macron come Orbàn? Beh, la tentazione di accostare la patria dei diritti con la nazione all’indice della Ue con l’accusa di violarli quotidianamente è venuta spontanea dopo la lettura dell’editoriale di Nadia Urbinati su Domani. Confessiamo di non conoscere la politologa al punto da poter affermare con certezza che sia abituata a miscelare analisi e invettiva, rigore scientifico e passione politica, dottrina e propaganda. Fatto sta che la sua riflessione sul presidenzialismo ci sembra viziata da inguaribile pregiudizio. A cominciare dalla presentazione dell’elezione diretta come l’antitesi del parlamentarismo quasi che l’una non possa coesistere con l’altro e come se due grandi nazioni presidenzialiste come Usa e Francia avessero qualcosa da imparare in termini di democrazia da sistemi retti diversi.

I libri di Almirante contro la partitocrazia

Ovvio che non sia così. Ciò nonostante la Urbinati non esita a presentare la soluzione auspicata da Giorgia Meloni e adottata dall’intero centrodestra come poggiante sul «piedistallo» dell’antiparlamentarismo, che a sua volta «è innestato nella destra missina». A conferma di questa sua tesi, la Urbinati cita due libri di Giorgio Almirante (Processo al Parlamento e Processo alla Repubblica), sebbene sia costretta subito dopo ad ammettere che «il mito di Charles de Gaulle conquistò anche diversi democristiani e socialisti». Meglio che niente. Tra i folgorati dell’ultim’ora figura invece Matteo Renzi, «quasi a lenire la sua sconfitta del 2016». Gira e rigira, pare di capire che in fondo il presidenzialismo altro non sia che una sorta di patologia istituzionale in grado di attrarre solo politici revanscisti e rappresentanti dell’ancien regime.

Urbinati: «Il presidenzalismo s’innesta nel Msi»

Sarà per via del suo difetto di fabbrica, che per la politologa italo-americana sta nella «trasformazione del presidente in un’istituzione di una parte». Ma qui francamente cascano le braccia, perché la critica al presidenzialismo ricalca in fotocopia quella mossa dai sostenitori della monarchia alle repubbliche. O vogliamo forse sostenere che quelle parlamentari non presentino lo stesso inconveniente? Davvero vogliamo credere che Scalfaro abbia gestito imparzialmente la crisi del primo governo Berlusconi nel ’94? O Napolitano quella del Berlusconi quater nel 2011? Accomodatevi pure se non vi scappa da ridere. La verità è che la cultura di sinistra, di cui la Urbinati è autorevole esponente, è rimasta con poche frecce nella faretra. E quelle che ha, le lancia a casaccio. Fino al punto da scagliarsele addosso, arrivando a spacciare la Francia dell’amato Macron per l’Ungheria dell’odiato Orbàn.

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