La Meloni a “Fuori dal coro”: «Sì al duello tv, ma solo con Letta. Così ha fatto il Pd 4 anni fa»

30 Ago 2022 20:23 - di Michele Pezza
Meloni

La strada che porta alla vittoria è ancora lunga e tortuosa. Nulla è scontato da qui al 25 settembre. Di tanto, almeno, è convinta Giorgia Meloni intervistata a Fuori dal corola trasmissione di Rete4 condotta da Mario Giordano. «A me preoccupa anche un po’ questo clima che il centrodestra ha già vinto – dice la leader di FdI -. Io le battaglie sono abituata a combatterle, prima di vincerle. E anche questo è un po’ un gioco che si fa contro di noi. Così gli italiani di centrodestra pensano che la coalizione ha già vinto e quindi il 25 settembre non vanno a votare…». Preoccupazioni legittime, che però la Meloni dosa con una certa sapienza anche per evitare che qualcuno si appaghi anzitempo, rinunciando di fatto a correre e a lottare.

La Meloni intervistata da Mario Giordano

Saranno le urne a dire chi ha vinto. E prima della cabina c’è la campagna elettorale con tutte le sue fatiche e, soprattutto, le sue insidie. La leader della destra italiana ne ha fiutata una nel mancato confronto tv con Enrico Letta, prima annunciato poi annullato da una decisione dell’Agcom in nome di una interpretazione penalizzante della par condicio, pessima legge voluta dalla sinistra oltre vent’anni fa. «Sono disponibile a confrontarmi con quello che chiaramente è il mio principale competitor», premette la Meloni riferendosi ad Enrico Letta.

«Occorre parlare di contenuti»

E aggiunge: «Io penso sia normale che i leader dei due principali partiti di due coalizioni diverse si confrontino. Poi ora si alzano tutti e si scandalizzano. Ma francamente non ricordo che alle ultime politiche quando il Pd era al 20 per cento e Fdi al 4  Renzi, allora segretario del Pd, abbia fatto un confronto in tv con Meloni. Anche ‘sto fatto che le regole devono cambiare in base a come comanda la sinistra sono abbastanza ridicole…». Quel che davvero conta per la presidente di Fratelli d’Italia è parlare di contenuti «perché – avverte – in questa campagna elettorale non ne vedo». Colpa anche di una sinistra definita «un pochino disperata». E spiega: «Sono disperati perché non credono più in niente, parlano solo di noi. Avessi sentito una proposta… fanno solo demonizzazione e costruzione del mostro».

 

 

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