Bambino ucciso da un’auto a Milano: arrestato 20enne marocchino. Il Gip: “Privo di umanità”

18 Ago 2022 19:35 - di Davide Ventola
milano, bambino investito

Svolta nel caso del bambino di 11 anni ucciso da un’auto il 9 agosto a Milano: è stato arrestato dalla polizia locale Nour Amdouni, il 20enne marocchino che ha travolto il piccolo. Fuggendo, si è dimostrato “totalmente privo di umanità e pietà in occasione del sinistro”. Così scrive il gip Fiammetta Modica nell’ordinanza di custodia cautelare che lo ha portato in carcere dopo alcuni giorni in cui era stato indagato a piede libero.

Il giovane, drogato e senza patente, si era costituito alcune ore ma ulteriori accertamenti degli agenti della Polizia locale hanno evidenziato la sua pericolosità. Da qui il carcere.

Arrestato a Milano il giorno dei funerali del bambino

La notizia arriva nello stesso giorno dei funerali del piccolo di origine egiziana, Mahanad Moubarak celebrati giovedì pomeriggio al campo islamico del cimitero di Bruzzano. Il 20enne era alla guida senza aver mai conseguito la patente, ma aveva anche assunto cannabinoidi come hanno messo in luce gli esami sul suo sangue.
La sua Smart, inoltre, viaggiava a una velocità superiore ai 90 chilometri orari a fronte di un limite di 30. Da ultimo, Amdouni era alla guida con una gamba ingessata. Il 20enne era fuggito dopo aver investito il bambino senza prestare soccorso e si era presentato alla polizia stradale quattro ore più tardi.

L’auto era stata trovata poco dopo. La Smart guidata da Amdouni è intestata a una ditta svizzera. Amdouni si era costituito alla Polstrada nelle ore seguenti dicendo che era scappato perché preso dal panico. Secondo la procura, invece, aveva dimostrato una “allarmante freddezza” e “lucidità” “senza neppure curarsi minimamente – soltanto per umana pietà – delle sorti del ragazzino” e questo denota una “elevata pericolosità sociale” e “incapacità di autocontrollo”. E si era costituito per calcolo: essendo passato tempo non poteva essere arrestato in flagranza e costituendosi evitava un provvedimento di fermo. Da qui la richiesta della custodia cautelare in carcere proporzionata “all’estrema gravità dei fatti”.

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