Salvini più di lotta che di governo a un passo dallo strappo. Il D-Day potrebbe essere il 18 settembre a Pontida

5 Lug 2022 9:26 - di Chiara Volpi
Salvini

È un Salvini più di lotta che di governo quello che ha parlato ieri al Pirellone ai consiglieri regionali della Lega, riunitisi per blindare la ricandidatura del presidente Fontana, e successivamente in via Bellerio, dove ha incontrato i vertici della Lega. «Se la sinistra insiste con droga libera, cittadinanza facile e Ddl Zan, faremo vedere di che pasta è fatta la Lega». E ancora: «Le emergenze sono aumento di stipendi e pensioni. Sono il lavoro e il taglio delle tasse. L’autonomia e la lotta all’immigrazione clandestina. Non altro», ha lanciato il monito il leader del Carroccio che, al termine del summit coi big, si è soffermato sui temi economici in particolare. Governo e maggioranza – è emerso con chiarezza – devono concentrarsi su aumento di stipendi e pensioni, blocco degli sbarchi e taglio di tasse e burocrazia». E ora, dopo il pomeriggio di fuoco di ieri, c’è chi è pronto a giurare che la Lega al governo ha già le ore contate.

Salvini con un piede fuori dal governo?

Di più: una data fissata per l’exit strategy che potrebbe essere quella di domenica 18 settembre 2022, quando la Lega si ritroverà sul pratone di Pontida faccia a faccia con il plotone di militanti in attesa che Salvini sciolga la prognosi sul futuro del partito all’interno dell’esecutivo Draghi. Un futuro sempre più in bilico, a quanto si desume dalle ultime, convulse ore, di riunioni e vertici. Nell’agenda di Salvini, del resto, non c’è solo il pressing della sinistra da arginare e controllare, ma anche la presa d’atto che i sondaggi impongono al Carroccio, con Fratelli d’Italia in progressione costante e Forza Italia in crescita, mentre le ultime rilevazioni danno la Lega stabile intorno al 15%. Insomma, quella giornata dio squilli di tromba potrebbe far suonare la ritirata dal governo.

La Lega si ricompatta intorno ai temi centrali di sempre

Del resto, dirigenti locali e militanti lombardi della Lega sono sul piede di guerra. «La realtà dei nostri giorni ci obbliga a fermarci e riflettere», si legge nella lettera aperta rivolta «all’attenzione Segreteria Federale Lega per Salvini Premier Segreteria Nazionale» e ai vertici lombardi e di Bergamo del Carroccio che l’AdnKronos ha potuto visionare, e che sta creando non poche discussioni tra gli ex padani. Una lunga e articolata riflessione della base che prende atto della «realtà dei nostri giorni, dopo una svolta nazionale del movimento».

Autonomia, lotta all’immigrazione clandestina, taglio delle tasse

E anche «degli ultimi insuccessi elettorali legati alla giornata del 12 giugno scorso (referendum e comunali)». L’appello veemente rivolto ai vertici del partito, che significativamente viene più volte chiamato movimento dagli aderenti al messaggio, è quello di tornare a parlare «di ciò che ci è caro: Autonomia, autonomia, autonomia», scritto tre volte e in maiuscolo. «E poi contrasto all’immigrazione. Sicurezza per il territorio e per i nostri giovani. Lotta alla droga. Parliamo di lavoro, battiamoci per togliere il vergognoso reddito di cittadinanza, difendiamo i temi della famiglia».

L’appello di dirigenti e militanti lombardi a Salvini: ora un cambio di passo

Proposte centrali per la Lega – e ieri Salvini e big lo hanno ribadito a chiare lettere – e su cui, anche il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimiliano Romeo, al termine del vertice tra Matteo Salvini e i dirigenti leghisti ha tuonato: «Noi facciamo i responsabili e da responsabili facciamo proposte concrete per il bene degli italiani. Ma se si mettono in campo e in parlamento temi divisivi, così come era stato con il Ddl Zan, indubbiamente questo va a minare la tenuta del governo – ha sottolineato l’esponente leghista –. E questo mette a rischio il fatto che il governo possa andare avanti con una certa stabilità».

Salvini, il D-Day del 18 settembre a Pontida…

Nel frattempo, oggi in tarda mattinata Salvini incontrerà a Roma i senatori. La scorsa settimana aveva riunito i deputati. E al termine degli appuntamenti in calendario, toccherà a Giorgetti riferire a Draghi il messaggio uscito dal vertice. E tentare di provare mediare tra le posizioni del leader della Lega e quelle del premier del governo. Un messaggio – quello arrivato da una Lega che ieri ha mostrato una compagine ricompattata come non mai nell’ultimo periodo – rivolto a Draghi. Dalla risposta del premier potrebbe dipendere ora la direzione che Salvini potrebbe prendere: barra a dritta con l’esecutivo, o una virata con strambata, e rotta verso l’addio al governo. Il 18 settembre, secondo Libero quotidiano e non solo, potrebbe essere il D-Day.

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