Salvini più di lotta che di governo a un passo dallo strappo. Il D-Day potrebbe essere il 18 settembre a Pontida
+ Seguici su Google DiscoverÈ un Salvini più di lotta che di governo quello che ha parlato ieri al Pirellone ai consiglieri regionali della Lega, riunitisi per blindare la ricandidatura del presidente Fontana, e successivamente in via Bellerio, dove ha incontrato i vertici della Lega. «Se la sinistra insiste con droga libera, cittadinanza facile e Ddl Zan, faremo vedere di che pasta è fatta la Lega». E ancora: «Le emergenze sono aumento di stipendi e pensioni. Sono il lavoro e il taglio delle tasse. L’autonomia e la lotta all’immigrazione clandestina. Non altro», ha lanciato il monito il leader del Carroccio che, al termine del summit coi big, si è soffermato sui temi economici in particolare. Governo e maggioranza – è emerso con chiarezza – devono concentrarsi su aumento di stipendi e pensioni, blocco degli sbarchi e taglio di tasse e burocrazia». E ora, dopo il pomeriggio di fuoco di ieri, c’è chi è pronto a giurare che la Lega al governo ha già le ore contate.
Salvini con un piede fuori dal governo?
Di più: una data fissata per l’exit strategy che potrebbe essere quella di domenica 18 settembre 2022, quando la Lega si ritroverà sul pratone di Pontida faccia a faccia con il plotone di militanti in attesa che Salvini sciolga la prognosi sul futuro del partito all’interno dell’esecutivo Draghi. Un futuro sempre più in bilico, a quanto si desume dalle ultime, convulse ore, di riunioni e vertici. Nell’agenda di Salvini, del resto, non c’è solo il pressing della sinistra da arginare e controllare, ma anche la presa d’atto che i sondaggi impongono al Carroccio, con Fratelli d’Italia in progressione costante e Forza Italia in crescita, mentre le ultime rilevazioni danno la Lega stabile intorno al 15%. Insomma, quella giornata dio squilli di tromba potrebbe far suonare la ritirata dal governo.
La Lega si ricompatta intorno ai temi centrali di sempre
Del resto, dirigenti locali e militanti lombardi della Lega sono sul piede di guerra. «La realtà dei nostri giorni ci obbliga a fermarci e riflettere», si legge nella lettera aperta rivolta «all’attenzione Segreteria Federale Lega per Salvini Premier Segreteria Nazionale» e ai vertici lombardi e di Bergamo del Carroccio che l’AdnKronos ha potuto visionare, e che sta creando non poche discussioni tra gli ex padani. Una lunga e articolata riflessione della base che prende atto della «realtà dei nostri giorni, dopo una svolta nazionale del movimento».
Autonomia, lotta all’immigrazione clandestina, taglio delle tasse
E anche «degli ultimi insuccessi elettorali legati alla giornata del 12 giugno scorso (referendum e comunali)». L’appello veemente rivolto ai vertici del partito, che significativamente viene più volte chiamato movimento dagli aderenti al messaggio, è quello di tornare a parlare «di ciò che ci è caro: Autonomia, autonomia, autonomia», scritto tre volte e in maiuscolo. «E poi contrasto all’immigrazione. Sicurezza per il territorio e per i nostri giovani. Lotta alla droga. Parliamo di lavoro, battiamoci per togliere il vergognoso reddito di cittadinanza, difendiamo i temi della famiglia».
L’appello di dirigenti e militanti lombardi a Salvini: ora un cambio di passo
Proposte centrali per la Lega – e ieri Salvini e big lo hanno ribadito a chiare lettere – e su cui, anche il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimiliano Romeo, al termine del vertice tra Matteo Salvini e i dirigenti leghisti ha tuonato: «Noi facciamo i responsabili e da responsabili facciamo proposte concrete per il bene degli italiani. Ma se si mettono in campo e in parlamento temi divisivi, così come era stato con il Ddl Zan, indubbiamente questo va a minare la tenuta del governo – ha sottolineato l’esponente leghista –. E questo mette a rischio il fatto che il governo possa andare avanti con una certa stabilità».
Salvini, il D-Day del 18 settembre a Pontida…
Nel frattempo, oggi in tarda mattinata Salvini incontrerà a Roma i senatori. La scorsa settimana aveva riunito i deputati. E al termine degli appuntamenti in calendario, toccherà a Giorgetti riferire a Draghi il messaggio uscito dal vertice. E tentare di provare mediare tra le posizioni del leader della Lega e quelle del premier del governo. Un messaggio – quello arrivato da una Lega che ieri ha mostrato una compagine ricompattata come non mai nell’ultimo periodo – rivolto a Draghi. Dalla risposta del premier potrebbe dipendere ora la direzione che Salvini potrebbe prendere: barra a dritta con l’esecutivo, o una virata con strambata, e rotta verso l’addio al governo. Il 18 settembre, secondo Libero quotidiano e non solo, potrebbe essere il D-Day.
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