L’Italia a sovranità limitata vista da Feltri Jr. Ma a noi, più del debito pubblico, c’ha rovinato la guerra

27 Lug 2022 17:15 - di Lando Chiarini
Feltri

Ha ragione Mattia Feltri a ricordarci sull’Huffington Post che effettivamente «l’Italia è un Paese a sovranità limitata». E ancora meglio fa a puntualizzare che chi afferma il contrario «non sa di cosa sta parlando, oppure lo sa e sta facendo il solito fumo». Tuttavia bisogna intendersi sulle cause prime, che potrebbero essere assai diverse da quelle da lui a addotte a sostegno della sua tesi: debito pubblico, fondi Pnrr, euro, Ue, Schengen e via elencando. Si tratta di altrettanti vincoli esterni derivanti da parametri, trattati, accordi e intese stipulati dall’Italia nell’esercizio della propria sovranità. Ma i parametri si possono rivedere o integrare, mentre i trattati non sono eterni né immodificabili. Né possono tradursi in un via libera all’ingerenza nelle decisioni di uno Stato in materie estranee agli accordi siglati.

Feltri sull’HP «Ebbene sì, non siamo sovrani»

Per intenderci, l’Ue non può obbligare un eventuale governo ad introdurre, ad esempio, le adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali in nome delle erogate risorse del Pnrr. Né potrebbe farlo la Bce in nome del bazooka anti-spread che fu di Mario Draghi e ora (si spera) di Christine Lagarde. Sotto questo aspetto e tanti altri ancora restiamo una nazione sovrana. Le condizionalità, come ben sa Feltri Jr., incidono su riforme in grado di migliorare in termini di efficienza-efficacia-economicità le performance del sistema-Paese, ma non possono andare oltre. Diversa è la questione della politica internazionale, il campo che più di ogni altro evidenzia il nostro profilo di Paese a sovranità limitata.

La teoria del vincolo esterno

Ma lì non c’entrano nulla Ue, Bce, Schengen e neppure la Nato. Lo siamo perché abbiamo perso la guerra. Infatti lo siamo molto più di Francia e Gran Bretagna, che invece l’hanno vinta. L’Italia è nella sfera d’influenza Usa. Punto e basta. Vi si trova da Yalta e ne era ben consapevole persino Togliatti, che infatti non ha mai prestato orecchio agli apostoli della rivoluzione né agli agit prop della riscossa proletaria. Morale: a meno di sconquassi che nessuno auspica, la nostra appartenenza al campo atlantico non è reversibile. Fa perciò un po’ sorridere la zuffa politico-giornalistica sul tasso di atlantismo dei nostri partiti e dei rispettivi leader: non è materia che rientra nella loro disponibilità.

L’esito dei conflitti impone le gerarchie internazionali

Sulla nostra collocazione internazionale non decidono loro perché hanno già deciso le armi 77 anni fa. È la nostra condizione di nazione sconfitta e non di economia indebitata che determina la riduzione di sovranità. Feltri fa confusione sulle cause perché si sofferma sul sovranismo come tesi politica quando la sovranità è innanzitutto un concetto giuridico. Uno Stato che non sia sovrano è un ossimoro. Può esistere una nazione senza sovranità, come ad esempio quella palestinese o quella curda. Ma uno Stato è diverso: o è sovrano o non è. Che lo sia poi al modo degli Stati Uniti, della Russia, della Cina piuttosto che della Germania, del Giappone e dell’Italia è differenza che non si rinviene tanto nei libri mastri o nella partita doppia quanto nei trattati di pace e nei cimiteri di guerra.

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