Di Maio a caccia dei Ciampolillo per salvare il soldato Draghi: scissione-bis dei 5Stelle?

18 Lug 2022 9:22 - di Valerio Falerni
Ciampolillo

E venne l’ora dei… Ciampolillo. Certo, ufficialmente non si può dire, ma lo sanno tutti che in parallelo con appelli, contrappelli e suppliche a restare, gli aficionados di Mario Draghi hanno avviato anche l’operazione adotta un parlamentare. La differenza con il tentativo, poi abortito, di far nascere il Conte ter è che in questo caso la pesca non è  pesca a strascico, ma con lenza. Ad abboccare all’amo (di Luigi Di Maio, l’esecutore del disegno) devono essere soprattutto grillini, meglio ancora se di grossa taglia come il capogruppo Crippa o i ministri D’Incà e Dadone. Nomi e ruolo dall’indubbio valore iconico, la cui fuoriuscita dal M5S potrebbe rappresentare quel fatto nuovo atteso un po’ da tutti a Palazzo.

Tra i nomi “indiziati”, quelli di Crippa, Dadone e D’Incà

A partire da Draghi, che vi potrebbe appendere il suo voltafaccia e restare a Palazzo Chigi per finire a Mattarella, che vedrebbe premiata la stabilità, passando per i parlamentari che si vedrebbero garantiti poltrona e stipendio per altri nove mesi. Vivrebbero felici e contenti anche Lega e Forza Italia, pronti a cantar vittoria spacciando il nuovo scenario per l’esito imposto dal comune diktat: o noi o i 5Stelle. I quali, ovviamente, sprizzerebbero felicità da ogni poro visto che da quelle parti in meno stanno e meglio stanno, tanto più se all’opposizione dopo quattro anni di governo indifferenziato. Insomma, piaccia o meno, il ritorno dei Ciampolillo è il lieto fine di questo scampolo di legislatura.

Ma un “Ciampolillo” non è per sempre

Non è tanto l’epilogo sognato da Draghi quanto piuttosto la conferma che la politica è un’aria che si deve respirare da piccoli se non si vuole restarle estranei. È la storia ad insegnarlo. Si dice che anche il duca di Wellington, l’uomo che aveva sconfitto Napoleone a Waterloo, non avesse fornito grande prova di sé nella veste di primo ministro di Sua Maestà britannica. «Sono entrato per dare ordini e ho ricevuto consigli», pare avesse recriminato dopo la prima riunione di gabinetto. La differenza con Draghi è che non ebbe bisogno di ricorrere alla pesca dei parlamentari. Già, gli storici sono concordi nell’escludere che abbia mai salutato un membro del parlamento con il fatidico: «Mr. Ciampolillo, i suppose».

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