Ancora una lista di putiniani. Stavolta lo sponsor è il Pd. E nel mirino finisce pure Corrado Augias

1 Lug 2022 11:06 - di Riccardo Angelini
lista putiniani

Una nuova lista di proscritti. Un nuovo dibattito sull’informazione relativa alla guerra in Ucraina e sulla libertà di espressione che stavolta non coinvolge un giornale o il Copasir ma interessa direttamente il Pd. E ciò a causa del convegno sulla presunta disinformazione filo-russa i cui sponsor erano gli esponenti dem Andrea Romano e Lia Quartapelle, assieme a Riccardo Magi di +Europa. Sono stati loro infatti a dare per buono quanto rilevato nel rapporto sulla disinformazione filo-Putin secondo due fondazioni, la Federazione italiana diritti umani e la Open Dialogue Foundation.

Il rapporto sulla disinformazione filo-russa

Il fatto è che le due fondazioni si sono fatte prendere la mano etichettando “come filoputiniani – scrive La Stampa – non solo una bella fetta di giornalisti, ma persino due divulgatori di indiscussa indipendenza intellettuale quali Corrado Augias e Alessandro Barbero. D’altra parte, il vizio di fondo del rapporto si coglie già nelle prime righe, quando si definisce il servizio pubblico televisivo «rappresentativo del sistema politico e dello Stato stesso».

Di nuovo numerosi giornalisti nella lista

E nella lista vanno a finire giornalisti come Marc Innaro a Gian Micalessin, Eva Giovannini, Sigfrido Ranucci e il solito Toni Capuozzo. C’è persino il regista statunitense Oliver Stone. Augias ha reagito con un commento desolato: «Cadono le braccia. Non per l’accusa insensata ma per i suoi estensori. Mi chiedo dove prendano le loro informazioni, con quale criterio, quale preparazione, le valutino».

La Lega: il Pd fa liste di proscrizione vincolanti per il servizio pubblico

I parlamentari leghisti in commissione Vigilanza puntano il dito contro il Pd: “Dopo il discutibile rapporto sulla disinformazione presentato in Parlamento e promosso in pompa magna dal deputato Pd Andrea Romano – scrivono in una nota – è legittimo chiedersi se la linea del partito guidato da Letta sia istituire liste di proscrizione vincolanti per il servizio pubblico. Non si spiega altrimenti come, cavalcando l’onda di un report da molti visto come ‘un calderone che non distingue opinioni dalle fake news’, si possano non solo pensare ma anche promuovere iniziative del genere.

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