M5S, Di Maio fa la vittima: «Contro di me insulti personali. Il M5S rischia di prendere la via dell’odio»

17 Giu 2022 19:29 - di Federica Parbuoni
di maio m5s

La vicepresidente del M5S e viceministro al Mise, Alessandra Todde, non le esclude: a chi le ha chiesto di possibili sanzioni disciplinari per Luigi Di Maio, ha replicato ricordando che «il nuovo corso ha prodotto un’organizzazione che decide in maniera collegiale e che poi si confronta con gli iscritti…». Fuori dal Movimento, poi, c’è pure chi non esclude l’espulsione. «Ragionevolmente parlando penso che Di Maio non lascerà il M5S a meno che venga espulso dal Consiglio nazionale», ha detto l’ex Cinquestelle ora in Coraggio Italia, Emilio Carelli, spalancando eventualmente le porte al ministro degli Esteri: «In quel caso noi lo accoglieremmo a braccia aperte. Almeno questo è ciò che io penso». Insomma, nella guerra frontale con Giuseppe Conte, acuita dall’imminenza del voto sul doppio mandato, le cose per Di Maio non sembrano mettersi benissimo.

Todde: «Di Maio si contrappone al M5S, non a Conte»

«Giuseppe Conte è il leader legittimo del M5S, eletto col 94% del voto degli iscritti. Non esiste uno scontro tra Conte e Di Maio, ma una contrapposizione di Di Maio con il M5S, a maggior ragione dopo la sentenza di Napoli», ha detto Todde all’Adnkronos, nel corso di un’altra giornata contrassegnata da botte e risposte e veleni. «Il nuovo corso – ha aggiunto la vicepresidente del M5S – ha prodotto un’organizzazione che decide in maniere collettiva e non come accadeva in passato quando il capo politico era Luigi. Quindi, crea sconcerto sentir parlare di poca democrazia da chi non l’ha mai esercitata».

I sospetti su una possibile volontà di scissione

Per Todde «è ormai chiaro che Di Maio lavora soltanto in unica direzione: la sua. Luigi ha dimostrato nel tempo, da capo politico e oggi da capo di una corrente minoritaria, di lavorare soltanto per la sua sopravvivenza». «L’impressione è che stia cercando la scissione, ma non sono nella sua testa e soprattutto i personalismi non mi interessano. Se ritiene che la sua storia nei 5 Stelle debba finire così, vada per la sua strada. E chi lo ritiene lo segua», ha concluso Todde, la cui lettura è condivisa anche dal deputato Aldo Penna, secondo il quale «volendo analizzarle, le dichiarazioni di Di Maio sono una dimissione di fatto dal MoVimento e non vorremmo che le critiche corrosive alle quali si è lasciato andare non involontariamente, siano un tributo da pagare a future formazioni politiche».

Il nodo del doppio mandato

Di Maio oggi è tornato a parlare della situazione interna al Movimento a margine di una visita allo stabilimento Fincantieri a Castellammare di Stabia, proprio in provincia di Napoli. «Questa è una forza politica che oggi non sta guardando al 2050. Questa è una forza politica che sta guardando indietro, si sta radicalizzando, sta tornando indietro. Allora che senso ha cambiare la regola del secondo mandato?», ha detto il ministro degli Esteri, invitando «gli iscritti a votare secondo i principi fondamentali del Movimento». «Temo – ha proseguito – che questa forza politica rischi di diventare una forza politica dell’odio, una forza politica che tra l’altro nello statuto ha il rispetto della persona. Io credo che su questo noi dobbiamo parlare di temi».

Ora Di Maio teme che il M5S diventi «una forza politica dell’odio»

«Il nostro elettorato è disorientato perché quando si pongono dei temi ci sono degli attacchi personali, e questo non è assolutamente accettabile. Io – si è difeso Di Maio – mi sono permesso semplicemente di porre dei temi, di aprire un dibattito su alcune questioni come la Nato, la guerra in Ucraina e la pace, come la transizione ecologica, come le ricette per le imprese. Ho ricevuto insulti personali, insulti personali come quelli che ho visto stamattina, come quelli che abbiamo visto nei giornali stamattina».

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