Lo scontro Di Maio-Conte imbarazza il Pd: “rimaniamo neutrali”. Ma in tanti tifano per Giggino

17 Giu 2022 9:27 - di Sara De Vico

In casa 5Stelle la batosta elettorale ha portato in 24 ore all’esplosione della resa dei conti con Giuseppe Conte e l’ex capo grillino Luigi Di Maio che se le danno di santa ragione. Sullo sfondo la possibilità, non troppo remota, che il ministro degli Esteri si faccia il suo partitino. Che, insomma, le divisioni interne scoppiate già con le elezioni del presidente della Repubblica si trasformino in due realtà politiche.

Scontro Conte-Di Maio, l’imbarazzo del Pd

Il Pd, trascinato in basso, dalla Caporetto dei pentastellati, ufficialmente non si schiera. La linea è data da un felpato Letta che dice di non interessarsi dei problemi degli altri. Anche se è proprio il segretario dem il principale sconfitto dello scolorirsi del campo largo. Morto prima ancora di nascere. “Sono legato all’Ulivo e alla vittoria del 1996. Il centrosinistra vince e l’Italia riformista e progressista vince se ha un’idea più avanzata di futuro. Non se mette insieme un pezzettino del puzzle. Io non cercherò ogni pezzettino del puzzle”. Poi conferma il feeling con Conte: «Il mio omologo è Giuseppe Conte”.

Al Nazareno si vuole evitare l’incidente

Al Nazareno l’ordine di scuderia è di non intervenire anche in vista dei ballottaggi. “Se ci schieriamo si rischia di esasperare la situazione”. Ufficialmente nessuno prende le distanze dall’ala contiana anti-atlantista sempre più vicina alle posizioni leghiste sulla guerra. Lasciando che sia Di Maio a dire ciò che il Nazareno non riesce a dire, in attesa di capire le sorti del movimento. Qualcuno però si sbilancia. “Con il M5s di cui parla Di Maio, europeista, atlantista e filo-Draghi, farei subito un’alleanza», dice Andrea Marcucci.  Il ministro Andrea Orlando è più  cauto. “Il punto è definire che cosa vuol fare questa alleanza progressista. Quanto vuole farsi carico dei temi della crisi sociale e dei problemi del lavoro”.

Possibili scissioni in vista, il governo trema

La dead line sarà tra poco quando in aula arriverà il voto sulla risoluzione in vista del Consiglio Ue del 23 e del 24 giugno. Ma c’è un’altra scadenza che agita i dem. Lunedì, a Strasburgo, il Pd voterà sì all’ingresso della delegazione grillina (di cui fa parte anche il filo-Putin Gianluca Ferrara) nel gruppo socialista all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Una scelta che imbarazza una parte del Pd. “Ma come, li facciamo entrare nel nostro gruppo proprio mentre quelli minacciano di rompere con Draghi sull’Ucraina?”

I dimaiani: andremo alla conta interna

Lo scontro Di Maio-Conte infuria con accuse reciproche pesantissime. La frattura all’interno dei pentastellati preoccupa il Pd e il governo. In vista delle comunicazione del premier. Di Maio ha lanciato un avvertimento chiaro a Conte. Se tira troppo la corda una parte dei gruppi non è disposta a seguirlo. Una parte del Movimento non sopporta più l’atteggiamento ambiguo del segretario. Vuole uscire per non rischiare di rimanere con il cerino in mano. A sentire i dimaiani,  scalpitanti da lunedì per l’esito delle urne, di questo passo il 21 giugno “andremo alla conta interna”

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