Ucraina, il monito di Mattarella: «Non può esserci una rassegnata resa di fronte all’aggressione»

giovedì 5 Maggio 20:55 - di Fortunata Cerri
Mattarella

«La rottura di ogni regola faticosamente raggiunta nella vita della comunità internazionale non può spingere verso una rassegnata resa alle ragioni dell’aggressione: sollecita, piuttosto, la capacità di Stati retti da ordinamenti liberi e democratici ad attivare ogni iniziativa per far fallire queste ragioni». Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale una rappresentanza dell’Esercito in occasione del 161/mo anniversario del Corpo. Mattarella ha, infatti, ricevuto nel pomeriggio il generale di corpo d’armata Pietro Serino, capo di stato maggiore dell’Esercito.

Il saluto di Mattarella

Dopo l’intervento del generale Serino, Mattarella ha rivolto un saluto ai presenti. In occasione della celebrazione si è svolta, in piazza del Quirinale, la cerimonia di cambio solenne della Guardia d’Onore, con brani eseguiti dalla Banda dell’Esercito.

Mattarella: «L’Italia non ha fatto mancare il contributo per la pace»

«La saggezza dei padri costituenti ha saputo unire la lezione tremenda della storia dei primi decenni del Novecento con il perseguimento tenace di orizzonti di pace. La Repubblica ha dimostrato di essere fedele a questo mandato, con scelte che hanno collocato l’Italia nel contesto internazionale nel fronte dei Paesi che amano la libertà. L’Italia non ha mai fatto mancare il proprio contributo per riportare o mantenere la pace, per predisporre cornici di sicurezza nell’ambito delle missioni delle Nazioni unite, dell’Unione europea, in quelle coordinate in ambito Nato».

«Di fronte ai profughi non lasciare soli i Paesi di confine»

In mattina Mattarella ha incontrato al Quirinale, insieme alla presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, gli studenti delle scuole ambasciatrici del Parlamento europeo. Di fronte all’afflusso di profughi provenienti dall’Ucraina, ha sottolineato, “è stato importante” pensare ad un’organizzazione su base europea, «con meccanismi ben costruiti che si stanno sviluppando nei confronti dei Paesi che hanno un numero maggiore di rifugiati». Ad esempio la Polonia, che ne ha «oltre tre milioni. Sono numeri importanti, non si possono lasciare soli i Paesi di confine di fronte a questo grande sforzo di solidarietà che stanno esprimendo».

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