Marito tradito chiede un risarcimento di 600mila euro all’amante della moglie. Ma i giudici dicono no

7 Apr 2022 18:31 - di Alessandra Parisi

“Mi ha rovinato la vita”. Sono i sentimenti di un marito tradito che ha chiesto un risarcimento per adulterio di 600 mila euro. Non alla moglie, come sarebbe stato normale, ma all’amante di lei. La singolare vicenda accade a Deruta, in provincia di Perugia. Un uomo ha chiesto di essere risarcito in denaro per il tradimento della madre dei suoi figli all’amante di lei. Inutile dire che riceverà nulla. E che anzi dovrà pagare migliaia di euro di spese legali.

Perugia, marito tradito chiede risarcimento all’amante della moglie

Secondo la ricostruzione del  Messaggero, l’uomo padre di due figli minorenni, si è rivolto alla Corte d’appello di Perugia nonostante i giudici di primo grado di Spoleto avessero già rigettato la sua domanda. E ha provato invano a produrre ‘nero su bianco’ una notevole documentazione per dimostrare il tradimento subito. L’ex marito, infatti, prima di separarsi aveva fatto pedinare la donna. Portando poi n tribunale le testimonianze di chi l’aveva vista salire in auto con il presunto amante. Di chi li aveva visti entrare in un albergo. E persino dei carabinieri che li avevano fermati in auto per un controllo. Un’altra prova, secondo l’uomo, erano alcuni post su Facebook. Scritti dalla donna secondo lui per sbeffeggiarlo e decantare il suo nuovo amore. “Quello ha iniziato a farle regali. A corteggiarla in maniera incalzante. L’ha istigata a tradirmi, facendola allontanare di casa pomeriggi interi e pure di sera. Senza una spiegazione neanche ai bambini. Avevamo una bella famiglia che si è distrutta per colpa di lui. E ora deve risarcire me e i miei figli”, ha raccontato a giornalisti. Ma a nulla è servito.

La Corte d’Appello rifiuta la richiesta. Dovrà pagare le spese legali

I due amanti, dal loro canto, non hanno mai ammesso il tradimento. Sui social restano foto dei due e alcune frasi non chiarissime come “Senza castello vivo bene” scritto da lei. O “Vai a leggere una bella storia con i tuoi compari” scritto da lui. Ma secondo i giudici si tratta di frasi più incomprensibili che “offensive”. Non mancano riferimenti a viagra e minestre riscaldate. I giudici della corte d’Appello poi hanno dato ragione all’avvocato Marco Brusco e stabilito “il diritto di autodeterminazione”. E della propria libertà sessuale, costituzionalmente garantiti” dell’amante. Che non ha responsabilità quando un matrimonio finisce.

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