«Giornalisti traditori»: l’urlo dei “no green pass” non è fascismo: segnala la rottura tra elite e popolo

martedì 19 Ottobre 12:06 - di Lando Chiarini
giornalisti

Qualche segnale già si coglie, e autorizza a pensare che a breve arriverà la dura replica della realtà. Ma non ad illuderci che possa far rinsavire chi non ne ha nessuna voglia, come i giornalisti del mainstream italiano. Eppure, fossimo in loro ci chiederemmo come mai ogni protesta in atto finisca con un assalto a una telecamera o con un calcio al cameraman o, infine, con l’urlo «giornalisti traditori». È accaduto a Roma, si è ripetuto a Milano e infine a Trieste. Il solito fascismo? Non si direbbe visto che a Milano hanno arrestato degli anarchici e che nessuno può dubitare della legalità costituzionale dei camalli del fronte del porto. E allora perché tanto livore contro i giornalisti da parte di manifestanti cui l’orbace ripugna quanto se non più dei destinatari dei loro strali?

Giornalisti mainstream ossessionati dal fascismo

Semplice: perché non se ne fidano più. Meglio, non ne bevono più la narrazione in bianco e nero e tirata su per schemi prefabbricati, utili solo a loro, alla loro carriera e al loro stipendio. Giornalisti mainstream come Lilly Gruber, Giuseppe Floris, Corrado Formigli e compagnia conducente hanno sottovalutato il cambio di passo imposto dal micidiale mix tra il web e la teoria grillina dell’uno vale uno. Se basta un clic per accedere allo scibile umano e poi farsene un’idea senza filtri e mediazioni, a che servono più il giornalista e il suo talk-show? È di questo che si tratta. La lettura ideologica e deformante dei fenomeni della modernità ha spezzato il filo tra elite e popolo. Quanto più la prima sbandiera le proprie certezze, tutte issate sull’obsoleto schema fascismo-antifascismo, tanto più il secondo le rifiuta trovandole inadeguate e strumentali.

Il surrogato delle teorie complottistiche

Con ragione, considerato che non può essere sempre un prezzemolino fascista a insaporire ogni minestra, sia essa la difficoltà di integrare gli immigrati, la diffidenza verso la Ue, il rifiuto del vaccino o la ribellione al Green-Pass. Anche perché basta appunto un clic per incrociare nell’oceano internettiano le più disparate teorie complottistiche, prenderle per oro colato e sbatterle in faccia al giornalista e accusarlo di tradimento. Tradimento sì, perché sapeva e non ha detto. Anzi, ha detto altro (il fascismo) al solo scopo di tutelare i propri interessi e quelli (politici ed editoriali) degli ospiti del suo salotto tv.

Il tradimento dei “nuovi chierici”

Nel suo La trahison des clercs (Il tradimento dei chierici), pubblicato nel 1927, l’ebreo-francese Julien Benda  denunciò il conformismo degli intellettuali del suo tempo, accusandoli di voltare la testa dall’altra parte mentre intorno a loro si consolidavano totalitarismi, teorie livellatrici e razzismo. Anche allora a prevalere fu l’interesse alla carriera ammantato di ideologia. Non a caso, un decennio più tardi o giù di lì sull’umanità si sarebbe abbattuta la più terrificante tempesta di guerra e di lutti mai vista prima. Certo, oggi viviamo ad altezze diverse, molto più basse in ogni senso. Ma il tradimento dei nuovi chierici, i giornalisti, c’è tutto. E non è un buon auspicio.

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