Inchiesta sulla “Libertà a rischio”: per 6 italiani su 10 la nostra democrazia non gode di buona salute

mercoledì 6 Aprile 20:28 - di Carlo Marini
Libertà a rischio, Urso

Quasi 6 italiani su dieci ritengono che la democrazia nel proprio Paese funzioni «molto male» o «abbastanza male». Un dato allarmante che emerge dal rapporto “Freedom at risk: the challenge of the century”, (Libertà a rischio, la sfida del secolo) condotto dalla fondazione francese Fondation pour l’inovation politique, in collaborazione con l’Iri – International Republican Institute (Usa).

Alla presentazione del rapporto, organizzato da Fondazione Fare Futuro e International Republican Institute (Iri) e che ha visto ospiti i leader di Pd e FdI Enrico Letta e Giorgia Meloni, sono emersi risultati allarmanti.

Scopo del Rapporto, quello di analizzare lo stato di salute delle istituzioni democratiche nella percezione di oltre 40 mila cittadini intervistati, in 55 democrazie avanzate a livello mondiale.
Il giudizio degli italiani sul funzionamento della propria democrazia è meno positivo della media Ue (il 49% dei cittadini dell’Unione pensa che la democrazia funzioni male) e di quella mondiale (44%), nonchè di quella americana (33%). In coda tra le istituzioni democratiche per livelli di fiducia dei cittadini italiani si collocano i partiti politici (l’82% degli intervistati non ha fiducia), che stanno sopra i media (di cui il 73% degli italiani non si fida), il Parlamento (37%) , il sistema giudiziario (38%), Maggiore fiducia riscuotono le forze di polizia (il 71% si fida), gli ospedali/medici (83%) ed il mondo scientifico (86%). Gli italiani si trovano poi al primo posto – a fronte di una media globale del 54% – con il 58% degli intervistati che ha risposto, riguardo alla politica economica, che bisogna limitare il ruolo dello Stato nell’economia e rafforzare la libertà delle imprese.

Aumenta quindi la fiducia degli italiani nell’ideale europeo: rispetto al sondaggio del 2017, quando il 33% degli intervistati aveva definito «una buona cosa» l’appartenenza all’Unione, nel 2021 la quota è salita al 49%. Riguardo ai Paesi che fanno paura, il 65% degli italiani crede alla minaccia cinese (+21% rispetto al 2019) ed il 58% era preoccupato della postura della Russia anche prima dell’invasione dell’Ucraina. Per il 52%, inoltre, l’appartenenza dell’Italia alla Nato è un bene. Gli italiani, infine, desiderano maggiore sicurezza ma per il 78% degli intervistati quest’ultima non può essere perseguita a scapito delle libertà e dei diritti fondamentali.

Urso: “La libertà è a rischio non solo in Ucraina, ma ovunque nel mondo”

Il presidente del Copasir e della Fondazione Farefuturo, Adolfo Urso (nella foto), presentando il rapporto ha ricordato che circa dieci anni fa “con l’annessione della Crimea e l’azione nel Donbass per la Russia”, ma anche per la Cina con la presidenza di Xi Jinping, “c’è stato un ritorno all’indietro da parte di due sistemi autoritari che sembravano diretti verso un’evoluzione democratica ed un’apertura al libero mercato”. “Oggi tutti siamo consapevoli che la liberta’ e’ a rischio non solo in Ucraina, ma ovunque nel mondo. Trent’anni fa si e’ chiusa l’esperienza del blocco sovietico: sembrava che con la fine dell’Urss la liberta’ fosse un bene acquisito per sempre e avesse vinto. Qualcosa e’ cambiato, a partire da dieci anni fa, e i segnali c’erano tutti. C’e’ stato un ritorno all’indietro”.

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