Eliseo, solo tre punti separano Macron dalla Le Pen. Gli occhi dell’Europa puntati sulla Francia

giovedì 7 Aprile 15:56 - di Francesca De Ambra
Le Pen

Cadrà domenica prossima l’appuntamento più atteso dall’Europa politica. Mentre la cristianità celebra la Festività delle Palme, i francesi si recheranno alle urne per eleggere il loro presidente. Per insediarlo all’Eliseo, tuttavia, occorrerà quasi certamente attendere altre due settimane. Sarà infatti il ballottaggio a decidere chi, tra l’uscente Emmanuel Macron e la sfidante Marine Le Pen otterrà la maggioranza dei voti. È l’identica “finale” di cinque anni, vinta da Macron anche grazie al “cordone elettorale” con cui solitamente i francesi isolano le posizioni e i candidati più radicali.

Le Pen favorita dalla concorrenza a destra

Ma questa volta potrebbe non bastare. E proprio grazie ad una sorta di eterogenesi dei fini prodotta dalla candidatura di Éric Zemmour. Sceso nell’agone in nome della destra più radicale per contendervi l’egemonia alla Le Pen, il brillante giornalista di Le Figaro ha finito per diventarne la bad company, consentendole di recuperare quel profilo di moderazione che nel 2017 risultò decisivo. Non è un caso che i sondaggi diano Macron stagnante e la bionda leader del Rassemblement National in costante salita. A separarli sono ora soli tre punti che tra margine di errore e forchette varie significano poco più di un’incollatura. In più, Zemmour ha già fatto sapere che non inviterà i suoi a restarsene a casa il giorno del ballottaggio.

Il presidente uscente non ha mai conquistato i francesi

Nel quartiere generale di Macron l’allarme è già risuonato. Ma il presidente – favorito cinque anni fa dal dissolvimento del Partito socialista e dall’impotenza della destra gollista – non ha mai davvero messo radici sul territorio. La sua République En Marche è rimasta il modello Eta Beta di allora. Vero è che ha dovuto fronteggiare più di una crisi durante il suo mandato – dai Gilet gialli alla pandemia e ora alla guerra – ma è altrettanto vero che un altro leader avrebbe tentato di sfruttare a proprio vantaggio queste emergenze utilizzandole per connettersi sentimentalmente ai cittadini. La mancanza di calore potrebbe essergli fatale. Ne ha dato prova anche in campagna elettorale, in cui ha tenuto un solo comizio. Diserterà anche il confronto con il altri candidati (dodici in tutto) nel confronto televisivo finale su France 2.

L’incognita Melenchon, la forza della Le Pen

Ad accentuare le sue difficoltà è anche la presenza di Jean-Luc Melenchon, l’ex-trotskista alla guida di France Insoumise (indomita), movimento di estrema sinistra che tallona il presidente, ora proiettato su temi più di destra come il taglio fiscale, sui temi del welfare e della protezione sociale. Melenchon è accreditato di un ragguardevole 16 per cento. Decisamente più indietro gli altri due candidati della top five per l’Eliseo: l’outsider Zemmour, appunto, e la gollista Valérie Pécresse. Entrambi starebbero intorno al 9 per cento. Ma mentre per il leader di Rêconquete! è un risultato di tutto rispetto, per la seconda, già ministro del Bilancio, quel dato, se confermato, sarebbe una cocente delusione. Il suo errore, per alcuni sondaggisti, consiste nell’aver «fatto campagna su argomenti da estrema destra», che ha spinto parte dei suoi elettori a guardare a Macron e un’altra parte alla Le Pen.

 

 

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