Da Speranza nessuna sorpresa pasquale sull’addio alle mascherine: “Essenziali, decideremo poi”

mercoledì 13 Aprile 12:41 - di Redazione
Speranza

Speranza non molla la presa, ancora melina sull’addio alle mascherine: «Sono ancora essenziali. Decideremo dopo Pasqua». Il ministro, rigorista per vocazione ed evidentemente catastrofista per natura, giusto poco fa è tornato a spegnere anche il più tenue barlume sulle possibilità degli italiani di dire addio alla paura e abbandonare le restrizioni. Pertanto, aprendo i lavori dell’evento “Sanità pubblica e privata: come ripartire”, healthcare talk di Rcs Academy, prima rilancia il solito refrain: «La pandemia non è finita. Ci sono numeri di circolazione virale significativi». Poi aggiunge: «L’utilizzo delle mascherine per proteggersi e proteggere da Covid-19 è, e resta, essenziale». E se a fine aprile scadrà l’obbligo di indossarle al chiuso, chiarisce il ministro, la decisione su un’eventuale proroga verrà presa «dopo Pasqua». In base all’andamento epidemiologico.

Speranza fa melina sull’addio alle mascherine

Non solo. Entrando nel merito delle argomentazioni, Speranza dunque ribadisce: «Io penso che oggi le mascherine siano un presidio fondamentale». Non a caso «sono ancora obbligatorie al chiuso. E noi le raccomandiamo con forza in tutte le occasioni. Anche all’aperto, dove ci sono possibilità di assembramenti». Quinti, su quanto accadrà dal primo maggio in poi, asserisce: «Come sempre valuteremo l’evoluzione della curva epidemiologica. In questo momento – ha sottolineato Speranza – abbiamo 800 casi circa di Covid, ogni 100mila abitanti alla settimana. Con oltre un milione di persone positive a Sars-CoV-2 nel nostro Paese. Quindi dobbiamo mantenere alto il livello d’attenzione».

Speranza: «Per il momento sono essenziali. Decideremo dopo Pasqua»

Laddove per livello alto di attenzione Speranza si riferisce alla prosecuzione interminabile delle misure preventive anti-contagio. Il ministro, non a caso, ha ricordato che «la pandemia di Covid-19 è ancora in corso». E che se è finito lo stato d’emergenza, non si può dire che sia altrettanto esaurito il rischio di contagi e nuove infezioni. «Ci sono numeri di circolazione virale molto significativi. Dobbiamo avere ancora fiducia nella scienza», ha insistito il ministro. Proseguendo con un appello alle vaccinazioni: «In modo particolare dobbiamo avere fiducia nei vaccini. Ma anche nei farmaci nuovi che sono a nostra disposizione». Strumenti «che ci stanno mettendo nelle condizioni di gestire in maniera diversa questa pandemia che, lo ribadisco, è ancora in corso». Il discorso, dunque, spiana la strada a un’altra vexata quaestio: quella che riguarda il Pnrr. O meglio: il Pnrr declinato alla guerra in Ucraina.

Mentre sul Pnrr il ministro sollecita novità: «Era la risposta a Covid, ora serve una risposta alla guerra»

Un discorso su cui Speranza torna a battere cassa, dicendo: per gestire le conseguenze economiche e sociali della guerra in Ucraina «serve una risposta a livello europeo, che mi auguro sia all’altezza di Next Generation Eu anche in termini di investimenti veri e propri, di risorse». Però insieme «serve una risposta di natura italiana». Una risposta – incalza il ministro parlando a nuora perché suocera intenda – che «non è chiaramente il Pnrr» (il Piano nazionale di ripresa e resilienza), «che era la risposta alla pandemia di Covid-19». Di fronte alla guerra, sollecita il ministro, «abbiamo bisogno di un’altra risposta altrettanto forte di natura europea. Ma anche di natura nazionale». Serve una rivisitazione del piano insomma. Perché «a questa sfida ulteriore che è arrivata su tutti noi. Sulla nostra comunità nazionale ed europea, dobbiamo dare un’altra risposta. Che non è chiaramente il Pnrr», ha ribadito il ministro. Che sul Pnrr invoca novità. Ma che sull’abbandono delle mascherine conferma i timori di chi, pensando male ma indovinando, paventava un pesce d’aprile nell’ipotesi del loro abbandono…

 

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