Tweet anti-Zelensky, al Senato scoppia il caso Petrocelli: «Si dimetta dalla commissione Esteri»

martedì 22 Marzo 14:11 - di Redazione
Petrocelli

Doveva accadere prima o poi. E infatti è accaduto. A finire nell’occhio del ciclone è il presidente della commissione Esteri del Senato, il grillino Vito Petrocelli. Non solo e non tanto per la sua polemica assenza dall’aula di Montecitorio, riunitasi per ascoltare da remoto Volodymyr Zelensky,  quanto soprattutto per l’infiammato tweet vergato subito dopo. Eccolo: «Fuori da questo governo interventista, che vuole fare dell’Italia un paese co-belligerante». Un cinguettio a dir poco incauto, ma che – almeno si spera – contribuisce a far chiarezza sull’incompatibilità tra la delicatezza del ruolo e la mancanza di equilibrio di chi lo ricopre.

Iv e FI: «Petrocelli non ne può essere presidente»

La polemica è divampata subito. I primi ad intervenire sono i parlamentari di Italia Viva. «I vertici del M5S si dissocino dalle gravissime parole di Petrocelli riguardo al ritiro dei ministri e sottosegretari da un governo definito “interventista”», ha detto la vicepresidente dei senatori Laura Garavini. I renziani avevano già chiesto la testa di Petrocelli, che non ha perso occasione per marcare il proprio dissenso rispetto alla linea pro-Ucraina dell’Italia. Lo aveva già fatto votando contro la risoluzione del Parlamento sulla guerra. «Dopo queste ulteriori dichiarazioni – ha aggiunto l’esponente di Iv -, Petrocelli non può davvero continuare a ricoprire quel ruolo. Dovrebbe essere lui per primo a fare un passo indietro».

Il ministro D’Incà: «Posizione personale»

Più sfumata nella forma, ma ugualmente dura nella sostanza la posizione di Forza Italia. A farsene portavoce il senatore Andrea Cangini. «Posizione legittima, quella di Petrocelli – premette -, ma evidentemente incompatibile con la funzione di presidente della commissione Esteri di Palazzo Madama. Se vuole difendere legittimamente le proprie idee – avverte l’esponente berlusconiano – Petrocelli deve fare solo una cosa: dimettersi». La sortita del presidente della commissione Esteri crea non pochi imbarazzi al M5S. «Sono considerazioni personali e lui esprime le proprie riflessioni», minimizza il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà. Ma è difficile che la sua difesa salvi il soldato Petrocelli.

 

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