Il M5S si spacca pure su Zelensky e invoca la “par condicio”: se parla alle Camere vogliamo anche Putin

sabato 19 Marzo 10:07 - di Chiara Volpi
M5S Putin

Grillini divisi, tanto per cambiare. Il M5S, perennemente martoriato dal virus del conflitto interno e dell’eterna indecisione, spacchetta le sue fila sfrangiate anche sulla guerra russo-ucraina. E così ieri, quando non per niente in Transatlantico uno dei gli argomenti più dibattuti della giornata è stato il dilemma sulla par condicio da applicare o meno all’audizione di martedì a Camere unite per Zelensky, quanto per Putin, si è ripetuto l’ennesimo copione recitato a soggetto. Quello che vede i pentastellati continuamente impegnati a risolvere l’indecisione” del momento: siamo di lotta o di governo? Dalla parte di Kiev o di Mosca? Votiamo la risoluzione della maggioranza oppure ci posizioniamo sul fronte contrapposto? Una spaccatura non da poco, insomma: la stessa che da molto ormai logora il Movimento, frazionandolo in ben più che due parti distinte e belligeranti…

Il M5S si spacca ancora: se Zelenky parla alle Camere, va invitato anche Putin…

Così, mentre la guerra infuria e il Paese, d’accordo con l’Europa, ha delineato una precisa linea di demarcazione e stabilito da che parte stare, il M5S torna a spaccarsi: su Putin e Zelensky. Giusto per non farsi mancare niente… E col passare delle ore, si fa sempre più evidente che la questione non si limita a un semplice sparata buttata là da qualche tanto per fare “caciara”. Al contrario, infatti, anima la discussione e infiamma il confronto… come al solito. Con il deputato grillino Nicola Grimaldi, impegnato in prima linea, che auspica che oltre al presidente ucraino Zelensky venga “audito” alla Camera, in videoconferenza, anche il presidente russo Putin. Ma è una richiesta legittima? «Sì, penso si debbano ascoltare le due campane», risponde sul tamburo la senatrice ex M5S, Bianca Laura Granato.

La proposta di due deputati infiamma il dibattito in Transatlantico

Anche se lei fa sapere che martedì, quando il Parlamento si riunirà in seduta comune per ascoltare Zelensky, non sarà in aula. «No, lo seguirò da remoto. Tanto non si può intervenire…». Ok, ma perché ospitare anche un intervento di Putin? È la Russia ad aver invaso l’Ucraina… La risposta, più che salomonica, appare qualunquista: «Perché il torto e la ragione non stanno mai da una parte sola. E non si possono dividere con un taglio netto. Bisogna essere imparziali». Ma imparziali o divisi? L’Adnkronos, che ha consultato diversi grillini impegnanti sulla vexata questio, prova a fare ordine e a sentire anche la deputata pentastellata Enrica Segneri. A cui rivolge l’enigmatico quesito: il deputato Nicola Grimaldi invoca un intervento di Putin alla Camera, oltre a quello del presidente ucraino Zelensky. Lei appoggia la richiesta del suo collega? «Assolutamente no», risponde la grillina.

Ma la teoria della “par condicio” applicata alla guerra non convince tutti

La quale, poi, si cimenta nella teoria di una terza via: né Zelensky né Putin dovrebbero essere ospitati a parlare in Aula. «Il punto – sostiene la Segneri – è che il Parlamento italiano non dovrebbe essere esposto a incontri del genere. È il Parlamento europeo il luogo deputato a questo tipo di interlocuzioni. Lo sostengo con forza. L’Unione europea e il Parlamento europeo, dunque, dovrebbero autorevolmente rappresentare tutti gli Stati membri. Ma purtroppo la tanto declamata “sovranità europea” continua a non trovare mai una reale attuazione…», aggiunge in conclusione. Tanto per mettere altra carne al fuoco, e rinfocolare la spaccatura in atto tra i grillini. Una ripartizione che già nei giorni scorsi, sul collegamento di Zelensky con Roma, ha visto contrapporsi persino il presidente grillino della commissione Esteri del Senato, Vito Rosario Petrocelli, (detto Petrov, per gli amici del Movimento che ne conoscono le posizioni filo-russe) e il presidente della Camera, Roberto Fico. Il quale alla fine l’ha spuntata: martedì, infatti, Volodymyr Zelensky parlerà alle nostre Camere. Ma con una via di fuga: chi non vuole ascoltarlo, può astenersi e non entrare in Aula.

 

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