Terremoto nella stampa di sinistra: Elkann vende l’Espresso e Damilano si dimette: “Scellerato”

venerdì 4 Marzo 18:05 - di Federica Argento
Espresso Damilano

Uno tsunami sembra essersi abbattuto sull’editoria di sinistra.  Marco Damilano si è dimesso da direttore dell’Espresso come reazione alla decisione dell’editore John Elkann di cedere la testata. Una cessione da lui considerata “scellerata”.  In un lungo editoriale sul sito del settimanale il direttore ormai dimissionario si è sfogato, raccontando di “avere appreso della decisione” dell’editore di vendere quasi per caso, “dal tweet di un giornalista, due giorni fa, mercoledì pomeriggio“.

Elkann (gruppo Gedi) vende l’Espresso: ira Damilano

Questa mattina ho scritto una mail all’ingegnere John Elkann, presidente del gruppo Gedi, per comunicare la mia decisione di lasciare la direzione dell’Espresso, dopo quattro anni e mezzo”. Damilano ricorda di avere “cercato sempre di fermare una decisione che ritengo scellerata. Mi sono battuto in ogni modo, fino all’ultimo giorno, all’ultima ora. Ma quando il tempo è scaduto e lo spettacolo si è fatto insostenibile, c’è bisogno che qualcuno faccia un gesto, pagando anche in prima persona. Lo faccio io. Lo devo al mestiere che amo, il giornalismo. E soprattutto lo devo alla mia coscienza”. La società presieduta da John Elkann potrebbe vendere – leggiamo sul Fatto – a Bfc Media, oggi attiva nell’informazione sui prodotti finanziari e acquisita di recente da Danilo Iervolino, che ha comprato anche la squadra di calcio Salernitana. Secondo Italia Oggi tra i candidati alla direzione ci sono Paolo Madron e Milena Gabanelli. Giovedì  l’assemblea dei giornalisti ha approvato un pacchetto di giornate di sciopero.

Damilano: “Solo l’Espresso paga l’assenza di strategia del gruppo”

Damilano si è poi rivolto ai lettori del settimanale parlando della crisi che ha colpito l’editoria: “Gedi è nel cuore di questa crisi. In un gruppo che aveva sempre fatto della solidità, della stabilità e della continuità aziendale e editoriale il suo modo di essere; soltanto durante la mia direzione si sono alternati due gruppi proprietari, due presidenti, tre amministratori delegati, tre direttori di Repubblica. E ora si vuole far pagare al solo Espresso l’assenza di strategia complessiva”. Sulle voci di vendita della testata dice che sono stati “mesi di stillicidio continuo, di notizie non smentite, di voci che sono circolate indisturbate e che hanno provocato un grave danno alla testata”. “È una decisione – scrive ancora Damilano – che recide la radice da cui è cresciuto l’intero albero e che mette a rischio la tenuta dell’intero gruppo. È una pagina di storia del giornalismo italiano che viene voltata senza misurarne le conseguenze”.

“Non si può perdere l’anima di una testata”

Gli editori, scrive,  “tendono a scaricare le colpe della crisi sui costi industriali della produzione. Si pensa di risolvere la situazione rincorrendo le nuove opportunità offerte dal digitale, come in altri parti del mondo. Anche in Italia ci sono imprese che stanno dimostrando di saper affrontare con successo le sfide della transizione. Ma non si può farlo immaginando di perdere la propria identità. L’anima, il carattere di una testata. È una scorciatoia che disorienta il pubblico e che prima o poi si dimostra illusoria”.

La nota di Stampa Romana

Il Comitato di Redazione dell’Espresso ha lanciato l’allarme sulle sorti del settimanale. “Le dimissioni odierne del direttore Marco Damilano indicano la strada del disimpegno di Gedi dalla testata“, scrive oggi in una nota l’associazione Stampa Romana. “Sia la direzione, sia i giornalisti della testata -prosegue l’associazione dei cronisti romani- ritengono irricevibile e sbagliata qualsiasi opzione editoriale che non dia garanzie ai redattori e ai lettori sulla continuità della linea editoriale di questi anni e sulla solidità di impresa”. Conclude la nota: “I nomi dei probabili acquirenti non hanno mai pubblicato settimanali di questo spessore e con una passione civile così spiccata. Stampa Romana sarà al fianco delle colleghe e dei colleghi dell’Espresso in questa vertenza”.

 

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