Fratoianni e Salvini, la strana sintonia: Draghi ha parlato di armi, no alla lingua della guerra

martedì 22 Marzo 17:27 - di Adele Sirocchi
Salvini Fratoianni

Dopo il discorso di Zelensky alla Camera, nei commenti successivi, emerge una strana sintonia tra Matteo Salvini e Nicola Fratoianni. Uno leader della Lega e l’altro segretario di Sinistra italiana.

I due, politicamente, dovrebbero essere agli antipodi, ma sul conflitto tra Russia e Ucraina la vedono allo stesso modo. O meglio, entrambi non rinunciano ad assestare qualche colpo al premier Draghi sul tema dell’invio delle armi agli ucraini che resistono all’invasione. Ecco cosa ha detto Draghi oggi in aula: “Quando l’orrore e la violenza sembrano avere il sopravvento, proprio allora dobbiamo difendere i diritti umani e civili, i valori democratici. A chi scappa dalla guerra, dobbiamo offrire accoglienza. Di fronte ai massacri, dobbiamo rispondere con gli aiuti, anche militari, alla resistenza“.

Parole che secondo Fratoianni sono frutto di una retorica bellicista da non condividere. E non ha esitato a dare a Draghi del guerrafondaio. “Quello che mi ha stupito stamani nell’aula di Montecitorio, di fronte al racconto diretto della tragedia ucraina da parte di Zelensky che ha chiesto sanzioni più dure ed efficaci rivolte ad un maggior isolamento di Putin e del suo regime, sono state le parole del presidente del consiglio Draghi, che non ha perso l’occasione di ribadire la necessità dell’invio di nuovi armamenti nel conflitto. Parole che parlano la lingua della guerra certo non della pace“.

Sulla stessa lunghezza d’onda Matteo Salvini, il quale afferma che “quando si parla di armi” lui fa fatica ad applaudire.  “Quando si parla di armi, io non posso essere felice – ha ribadito Salvini – se a missile si risponde con missile, la pace si allontana. La risposta dell’Occidente non devono essere solamente armi ed esercito, quindi bene Zelensky e bene il Santo Padre”.

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