Pd-M5S, altro che alleati: già litigano sulle Comunali. Candidati in lotta: Letta pronto al piano B

21 Feb 2022 18:56 - di Lara Rastellino
Pd M5S

Altro che patto di ferro tra Pd e M5S: è braccio di ferro e Conte sembra avere davvero poco per cui stare sereno… Anche se, prima della direzione del Pd, Letta prova a calmare gli animi all’interno e a rassicurare l’alleato pentastellato. Tanto che in una conversazione telefonica che rimpiazza il mancato incontro tra i due leader, il segretario dem ribadisce: «Io sono molto fiero dell’impegno Pd in questi due anni di pandemia. Un lavoro portato avanti insieme ai nostri alleati, in particolare con M5S nel Conte 2, e che è proseguito con il governo Draghi. È un lavoro che continuerà anche dopo. È un rapporto politico che dura e durerà».

Pd e M5S, altro che alleanza di ferro: è braccio di ferro

Dunque, almeno sulla carta, Letta rispedisce al mittente l’invito di Calenda a un alleanza con parti di centro e Azione, e rinsalda l’alleanza giallorossa. Sulla carta però: perché a giudicare dai rumors e dai report che arrivano dalle trattative per le prossime Comunali, tra i due schieramenti non sembra proprio scorrere buon sangue. Anzi: il prossimo banco di prova delle urne potrebbe sancire proprio un significativo cambio di passo. E minare i già fragili equilibri all’interno del centro-sinistra. In particolare, i riflettori sono puntati proprio sull’asse Pd-M5S, che sembra scricchiolare sempre più pericolosamente. Tanto è vero che, un dettagliato report su quanto sta accadendo tra gli alleati nei territori, che il Messaggero propone e argomenta, smonta gli altarini di pace demagogicamente allestiti. E restituisce un dietro le quinte di tutt’altro tenore.

Nei territori, in vista della Comunali, Pd e M5S litigano

Ossia, uno scenario «in movimento» con diverse situazioni di conflitto tra i dem e i 5S. Insomma gli alleati giallorossi, o meglio: i protagonisti di quello che Letta ancora poco fa ha definito un «rapporto politico che dura e durerà», stanno litigando. Esattamente come alle ultime Comunali di Roma. Dove? A Carrara, per esempio. «Dove – spiega il quotidiano capitolino – si dovrebbe ripresentare il sindaco 5Stelle, e il Pd ha già affermato che lancerà un proprio candidato». Una realtà speculare a quella in corso a Monza e Como dove, sempre a detta del Messaggero, «fra i gruppi locali dei due partiti non corre buon sangue. E dove si presenteranno candidati in lotta fra loro».

Comunali, lo schema dell’alleanza giallorossa a rischio implosione

Un braccio di ferro, sintomo di un alleanza in bilico, che dai Comuni – compresi quelli minori – arriva fino a Roma, passando però per Palermo: dove sembra si registri la frattura più profonda e seria. E con il capoluogo di provincia monitorato speciale in quanto laboratorio della sperimentazione di nuove alchimie politiche-elettorali. Del resto, come sottolinea anche il quotidiano romano, «in Sicilia il Pd sembra guardare al dialogo con Italia Viva ma financo con Forza Italia». Uno schema tutto da formulare, che sia per le Comunali, che per le Regionali di ottobre, vedrebbe al centro la figura di Gianfranco Micciché, storico berlusconiano e personalità politica vulcanica».

Nuove “alchimie” in corso: il laboratorio Palermo, monitorato speciale

«Non a caso – scrive a riguardo il Messaggero – nei mesi scorsi Micciché si è incontrato con Matteo Renzi mentre, recentemente, il segretario del Pd palermitano, Anthony Barbagallo, si è visto con l’esponente forzista. A complicare il quadro generale c’è la posizione del sindaco uscente Leoluca Orlando che non si può ripresentare ma che chiede le primarie alle quali intende presentare un proprio candidato». Insomma, anche se ufficialmente amministrative che, con i 5Stelle, dove non ci sarà l’accordo al primo turno bisognerà cercarlo al secondo, non è un segreto che tra i dem sia già pronto anche un piano B.

Letta pronto al piano B

Quello pronto a scattare in caso di esplosione del M5S e di scissione definitiva, con Conte pronto a correre ai ripari con un “suo partito” e il Pd impegnato a tenerlo in un’area progressista. Di contro, invece, una formale – ma tutt’altro che sostanziale – unità di facciata nel M5S, non potrà che aumentare le scaramucce sui territori. E alimentare il vento dell’astensionismo che soffia già forte dal nord al sud del Paese.

 

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