La crisi di nervi di Letta e le urla contro Conte: la comica rissa tra Pd e M5S sulla Belloni

30 Gen 2022 18:35 - di Lucio Meo
i sicuro, nella nottata tra venerdì e sabato tra Pd e M5S è andata in scena una rissa politica da Far west tra Pd e M5S

Alla fine di tutto, dopo la standing ovation del centrosinistra al bis di Sergio Mattarella, i selfie in Transatlantico e la soddisfazione di Enrico Letta, resta un giallo in particolare sulle concitate fasi della complicatissima trattativa sul Colle. Il caso Belloni. O meglio il ruolo di Letta nella partita sul nome della dirigente generale del Dis. Matteo Salvini e Giuseppe Conte affermano che il segretario Pd fosse d’accordo. La versione dem, però, è del tutto diversa. Di sicuro, nella nottata tra venerdì e sabato tra Pd e M5S è andata in scena una rissa politica da Far west.

La rissa tra Pd e M5S su Elisabetta Belloni

La ricostruzione di quella notte dei lunghi coltelli è stata fatta all’Adnkronos da diversi esponenti Pd che in quelle ore hanno seguito in prima persona la vicenda. “La cosa è andata così”, la vicenda viene riferita così come la raccontano nel Pd. Versione che la comunicazione M5S, sentita dall’Adnkronos, smentisce categoricamente.

Ecco il racconto che gira in casa dem. “Il nome di Belloni ballava in giro da giorni, particolarmente sostenuto dai 5 Stelle. Anche attraverso organi di informazione, pure televisivi, ‘amici’. E noi iniziamo tutti ad avvertire i 5 Stelle sui rischi politici e istituzionali di proporre il capo del Dis“. Letta, spiegano le stesse fonti, in tutti i confronti aveva sempre detto che se si fosse trovata una convergenza su una personalità femminile di alto profilo “sarebbe stato un valore aggiunto” ma “senza mai fare un nome”.

A metà pomeriggio di venerdì 28 gennaio finalmente i leader si siedono a un tavolo. Si vedono Letta, Conte e Salvini. In quella riunione Conte prima e Salvini poi spingono per la soluzione Belloni. “Letta -dicono i dem- prende atto e costruisce una rosa di nomi femminili con Belloni, Severino e Cartabia più Mattarella, Draghi, Amato e Casini e dice che questa cosa la deve sottoporre alla valutazione del partito e dei grandi elettori Pd”.

A vertice finito, la fuga in avanti di Conte e Letta

Finisce il vertice Letta-Conte-Salvini e quindi ci si aggiorna. Sono circa le 19 quando Letta va in tv a dire che si sta ragionando su una rosa di nomi e che c’è ancora da lavorare per arrivare a una soluzione. “Sono fiducioso che l’inizio di questo dialogo possa portare alla soluzione ma non sarà semplice”, dice il segretario in tv. Quindi i dirigenti dem si ritrovano di nuovo nella ‘war room’ al gruppo Pd a Montecitorio.

La tv è accesa sulla diretta Mentana. Ormai sono quasi le 20. “Tra di noi, sapendo che Salvini avrebbe parlato alle telecamere, discutevamo di come si sarebbe giustificato del clamoroso flop del mattino sulla presidente Casellati. E invece il colpo di teatro. Salvini fa come se non ci fosse mai stata la vicenda Casellati e fa un nome femminile. Noi siamo basiti. Dopo qualche minuto dallo show di Salvini, sotto le nostre finestre del gruppo a via uffici del Vicario, parte un caos di voci di giornalisti e di cameramen”. E’ Conte. Che “fa un’intervento speculare a Salvini”.I dem sono basiti. La fuga in avanti del tandem Salvini-Conte scatena l’inferno nella war room. Intanto, dicono dal Pd, parte la macchina degli spin che accreditano Elisabetta Belloni come la candidatura femminile a cui fanno riferimento Salvini e Conte. “C’è stata una vergognosa dinsinformazione di spin M5S e Lega, ancora una volta alleati per inquinare i pozzi. Si accredita la versione che Conte abbia parlato a nome anche di Pd e Leu. Arrivano persino spin sui numeri: 561 voti per Belloni”.

Il panico nel gruppo del Partito democratico

Al gruppo Pd scoppia il finimondo. Alle 21 esce una nota del Nazareno: “Sono finalmente in corso, dopo il fallimento del muro contro muro voluto dal centro destra, confronti e discussioni su alcune possibili soluzioni. Tra queste anche candidature femminili di assoluto valore. Ma ci vuole serietà, la cosa peggiore è continuare col metodo di questi giorni che consiste nel bruciare con improvvide fughe in avanti ogni possibilità di intesa”. E poi il segnale – voluto – sul Mattarella bis: “Invitiamo tutti a prendere atto della spinta che da due giorni e in modo trasversale in Parlamento viene a favore della riconferma del Presidente Mattarella”.

Cominciano a intervenire diversi esponenti dem vicini a Letta, vanno in televisione a spiegare cosa stava accadendo. Mentre nelle chat dei parlamentari, i dirigenti assicurano ai grandi elettori Pd che Letta non ha fatto alcun accordo sulla Belloni, non ha chiuso nessuna intesa. “Questa cosa che leggiamo su presunte chat dei parlamentari su Belloni è un’altra fake news messa in giro ad arte: le chat sono consultabili e raccolgono centinaia di persone”. I parlamentari Pd vengono rassicurati, i ministri riuniti via Skype, hanno ribadito – Guerini in testa – quanto fosse inopportuna l’ipotesi Belloni.

Arriva Renzi a dire no per Pd e M5S

Intanto altri si muovono per stoppare il nome Belloni. Nel Pd esce alle 20 e 50 Andrea Marcucci. Alle 20 e 52 parte Matteo Renzi ed è una furia. Alle 20 e 56 esce Forza Italia, alle 21 e 17 Leu, alle 21 e 30 Coraggio Italia, alle 21 e 34 Sinistra Italiana. Infine, Luigi Di Maio.

“A quel punto è evidente che non c’è nessuna maggioranza sulla Belloni. Anzi che sulla Belloni si stava spaccando la maggioranza. Altro che 505… Il rischio, dopo aver bocciato la presidente del Senato, era di quello di mandare nel Vietnam dell’aula il capo dei servizi che è di nomina del presidente del Consiglio. Avrebbe tirato dentro anche Mario Draghi per il suo ruolo”.

A quel punto, la candidatura di Belloni è bruciata e alle 23 e 30 si rivedono Letta, Conte e Speranza al gruppo Pd. E Conte viene investito dall’ira dei dem. Raccontano che Debora Serracchiani gli abbia urlato addosso. La discussione è tesissima. Ma nel corso della serata arriva una notizia che segnerà una svolta nelle trattative: Forza Italia che si rende autonoma dal centrodestra. Quella è stata la vera svolta. “Lì abbiamo capito che potevamo lavorare al Mattarella bis”.
Il resto è storia, divertente, ma pur sempre storia, con lite finale tutta interna al M5S, sempre col povero Conte nel mirino…

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