Calenda o Conte: il campo largo del Pd è una coperta corta. E Letta propone “intese variabili”

lunedì 21 Febbraio 13:09 - di Valerio Falerni
Conte

A Largo del Nazzareno, sede del Pd, la definiscono (con un tocco d’ironia) come la “strategia della pazienza”. È quella che persegue Enrico Letta nel tentativo di portare quante più sigle possibili nel suo improbabile campo largo. Ma nulla è scontato. A sinistra, si sa, sono specialisti nell’ammantare con quarti di nobiltà persino la più indecente delle situazioni. Et voilà, ecco sfornate le intese variabili per le prossime elezioni amministrative. Che cosa sono? Niente di nuovo: l’eterno Franza o Spagna purché se magna dei tempi andati. Letta, in sostanza, vuole sia Conte con quel che resta del M5S sia Renzi e Calenda con i loro cespuglietti. E siccome non sempre le due aree concupite sono tra loro compatibili, il segretario dem sta seriamente pensando di allearsi con i grillini, ove necessario, e con i centristi, ove possibile.

Presto incontro tra il leader dem e Conte

Lo schema giustificativo di tale, insopportabile doppiezza è sempre lo stesso: battere le destre di Meloni e Salvini. La “strategia della pazienza“, invece, serve a far decantare la situazione e a placare gli animi dopo il perentorio «o noi o i 5Stelle» intimato da Calenda a Letta. Un aut aut che, com’era prevedibile, ne ha prodotto uno uguale e contrario alle latitudini grilline. Valgano per tutti le parole del pentastellato Giarrusso: «Il Pd scelga tra il nostro 16 per cento e il due di Azione». Non proprio il metodo più sicuro per progettare un’alleanza. Ma questa è al momento la situazione nel campo largo, la cui coperta è troppo corta: tirandola da un lato, si scopre l’altro.

I 5Stelle in attesa della sentenza di Napoli

È il motivo per cui Letta va dispensando pazienza con la speranza di contagiarne anche i suoi. Tanto più che Conte ha le mani legate dalla decisione del Tribunale di Napoli che ne ha congelato la leadership. E sarà così fino al 1° marzo, data dell’attesa sentenza sull’istanza di revoca del provvedimento presentata dal M5S. Ma neanche l’eventuale esito positivo in sede giudiziaria riuscirebbe a riportare serenità in casa 5Stelle. La tentazione di correre da soli all’inseguimento dell’identità perduta è ancora forte. Così come quella dello stesso Conte di sbarcare alla prima occasione utile l’intera ala dei “duri e puri” a favore di quella governista. Come a dire che, al momento, l’unico campo visibile è quello di battaglia.

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