Il “campo largo” è solo un giardinetto di illusioni. La strategia di Letta sulle alleanze è già fallita

sabato 11 Dicembre 11:50 - di Michele Pezza
Campo largo

Credevo fosse il campo largo, invece era solo il giardinetto del Pd“. Chissà quante volte, in questi giorni dev’esserselo ripetuto Enrico Letta. La sua ipotetica coalizione – da Leu a Calenda, passando per 5Stelle e Renzi – è morta prima di nascere. Troppe differenze e anche troppi galli a cantare per poter mettere radici. Il primo a dirlo fu Giuseppe Conte in un’intervista al Corriere della Sera: «Se lo allarghiamo ad Azione e a Italia Viva – disse – il “campo largo” diventa campo da battaglia». Profetico. Le grandi manovre intorno al Quirinale lo confermano: nessun nome unisce in un progetto gli alleati immaginari. L’unica soddisfazione per Letta arriva da una simulazione di YouTrend, su cui si è lanciata a pesce Repubblica, secondo cui il campo largo avrebbe qualche chance di battere il centrodestra alle prossime politiche.

Il “campo largo” affossato da Conte e Renzi

Ma si tratta di medie statistiche, numeri privi di sostanza politica e che quindi non considerano le differenze – ad esempio – tra grillini e renziani. Né quanto queste potrebbero condizionare una campagna elettorale. In tal senso, il lettiano campo largo altro non è se non la continuazione con altri partiti del mai rimpianto Ulivo prodiano. Una riedizione con altri nomi della  coalizione che andava da Turigliatto a Mastella e che per questo non compì i due anni di legislatura. Lo sa anche il segretario dem. Ma l’idea gli serve per il complicato risiko del Quirinale e per coltivare una speranza di leadership a sinistra. Che poi è la stessa ambizione di Giuseppe Conte, in questo spalleggiato da esponenti Pd come Goffredo Bettini.

Il nodo della legge elettorale

Non è un caso che i due abbiano preso posizione in favore del proporzionale costringendo Letta a ribadire – proprio ad Atreju – la sua preferenza per il maggioritario. Punture di spillo rivelatrici di tatticismi e posizionamenti in corso. Chi osserva rumorosamente è Renzi, inchiodato dai sondaggi ad uno striminzito due e qualcosa per cento. Se vuole che il suo “nuovo centro” decolli, ha bisogno del proporzionale. È il motivo per cui prima di partecipare alla festa di FdI, Letta aveva riaperto il tema della legge elettorale seppur rinviandolo al dopo-Quirinale. Segno che anche lui va convincendosi che il campo largo rischia di trasformarsi nel camposanto della sinistra. Meglio perciò passare al “piano B” dando un po’ di acqua il riarso giardinetto del Pd.

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