Letta “zero tituli”: le cinque grandi e clamorose sconfitte da quando ha preso la segreteria del Pd

sabato 30 Ottobre 10:32 - di Adriana De Conto
Letta

Enrico Letta, il grande sconfitto. E non dal ddl Zan, ma da quando ha assunto la segretaria dem. Chi di 5 a 0 colpisce, di 5 a 0 perisce. Sbandierava in questi termini le vittorie ottenute al voto amministrativo. In realtà il segretario del Pd rimedia un sonoro 5 a 0 sul campo dell’agenda di governo e del Parlamento. Cinque sconfitte, cinque autogoal. Ius soli, ddl Zan, voto ai 16enni, patrimoniale, salvataggio Msp. Mourinho, calcisticamente parlando avrebbe commentato con un irridente «zero tituli».  La radiocronaca di queste cinque sconfitte da lui procurate la riassume il Giornale oggi iin edicola. Con un particolare: “Letta mette a segno il gol della bandiera sul campo di Siena”: ha vinto facile alle suppletive, con il voto di Iv, la partita in casa in terra senese; la promessa di salvare il Montepaschi. Tra i fallimenti tattici si porta a casa almeno la poltrona in Parlamento.

Letta, le cinque partite perse: cinque autogol

L’ultimo ko è quello della legge sull’omotransfobia in Senato. Deve solo mordersi i gomiti. Ma la prima partita perdente fu quella dello Ius soli. Dal maggio scorso il leader del Pd ha sventolato questa bandiera. Missione fallita. Ricordiamo i suoi patetici tentativi durante i Giochi olimpici di Tokio nel rincorrere gli atleti stanieri naturalizzati italiani. Tutti gli risposero più o meno, con varie gradazioni: no grazie, ci sentiamo italiani.  Fu un nulla di fatto. Così come per il  voto ai 16enni e per le promesse di salvataggio di Mps. Tanti proclami nessun risultato. Ma è sulla patrimoniale che la sconfitta di Letta è stata pesante.

La “mazzata” più umiliante

Il segretario dem confermò che il Pd è il partitto delle tasse con la richiesta di introdurre un’ imposta (una patrimoniale) dell’1% sui grandi patrimoni: e questo  per finanziare una dote da destinare ai giovani. Fu una bocciatura umiliante perché attivata direttamente dal premier Mario Draghi: «Non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli». Questa fu la “mazzata” per le vellità di Letta. La cocciutaggine e la presunzione l’hanno portato poi allo scontro finale sul ddl Zan. Una  Caporetto per lui e per il Pd con le sue tredici correnti. Gli allentaori di calcio sostengono che le sconfitte continue generano un meccanismo pericoloso, l’abitudine: per questo i mister si incavolano anche quando perdono partitelle senza peso. Letta sta correndo questo rischio di passare per perdente “strutturale” della politica italiana. Checché ne dica lui dando sempre la colpa a Renzi, Meloni, Salvini, al destino cinico e baro. Autocritica mai. “Se continua così rischia di rimediare altri due ceffoni sull’elezione del prossimo capo dello Stato e sulla legge elettorale”, commenta il Giornale.

Letta, dopo 5 partite perse c’è il rischio esonero

Del resto, si sta sgretolando un fronte: la proclamata rottura con Italia viva dopo il voto sul ddl Zan agita i dem. Base riformista, la corrente più accanita contro Letta, dice con Guerini: «Penso che il campo largo di cui ha parlato il segretario del mio partito sia un dovere che dobbiamo portare avanti con grande impegno. Le polemiche di questi giorni hanno un loro significato ma penso che dobbiamo soprattutto guardare avanti». Si vendica Andrea Marcucci, ex capogruppo Pd in Senato: «Se il Pd rinuncia al confronto e al riformismo come metodo di lavoro, sceglie la politica delle bandierine e della rigidità- dice al Messaggero- :  rischiando l’isolamento». Tombale il commento, che in gergo calcistico significa  esonero in vista per Letta.

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