Letta ora fa il piagnisteo sul ddl Zan ma rischia di perdere anche la partita del Quirinale

giovedì 28 Ottobre 16:11 - di Francesco Severini
Letta

Enrico Letta è furibondo. L’affossamento della legge Zan, avvenuto solo per colpa della sua tracotanza, proprio non riesce a mandarlo giù. E così priva a tramutare una disfatta politica di cui porta la responsabilità in un’altra cosa. Mettendo la casacca dell’omofobia agli avversari e sproloquiando sul fatto che l’Italia si starebbe avvicinando sempre di più alla Polonia e all’Ungheria.

Un’accusa bizzarra, perché parliamo di paesi democratici, mentre chissà come mai il Pd non ha mai chiesto contro agli alleati grillini del rapporto preferenziale con la Cina dove non risulta che i diritti degli omosessuali siano garantiti e tutelati. 

“Oggi – afferma Letta – siamo a sostegno del governo Draghi ma lo facciamo con forze politiche radicalmente alternative e ci prepariamo al confronto elettorale, noi da una parte e loro dall’altra e i cittadini sceglieranno se l’Italia deve essere in Europa come Italia dei diritti o come la Polonia e l’Ungheria”.

Sul Ddl Zan – ha aggiunto il segretario dem – “ieri è stata una prova generale dei giochi politici per il Quirinale” ma “io ribadisco, di Quirinale si parla l’anno prossimo, quando saremo vicini alla scadenza. Adesso, con tutte le cose davanti che ci sono, ci si concentri sulle cose da fare per il Paese e si evitino questi giochi o giochini politici, messaggi incrociati e in codice”. E di elezioni anticipate non vuole sentir parlare: la priorità – conclude – è far uscite il Paese dalla pandemia.

In realtà Letta, succube dell’ubriacatura per il successo alle amministrative, non ha compreso – come gli ricorda Augusto Minzolini sul Giornale – che la situazione è molto più complessa.  E “che questo Parlamento è una brutta bestia per tutti. Non c’è nessun uomo forte, ma tante debolezze”. Il voto sul ddl Zan “non è stato solo un pizzino di Matteo Renzi al leader dei democratici, ma anche la fotografia delle tante anime che compongono il Pd e delle mille fazioni in cui si dividono i 5Stelle”. Un segnale che è un monito per una battaglia più strategica di quella sul ddl Zan, quella che riguarda l’elezione del nuovo Capo dello Stato.

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