Ddl Zan, ora Enrico non sta sereno. Così Renzi scompiglia i piani di Letta per il Quirinale

mercoledì 27 Ottobre 18:18 - di Giacomo Fabi
Letta

La tentazione di spedire la palla in tribuna è troppo per resistervi. E infatti Enrico Letta vi cede subito. «Hanno voluto fermare il futuro – si sfoga in tweet -. Hanno voluto riportare l’Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà». Tutto legittimo, certo. Peccato solo che manchino i soggetti, gli autori dell’inguacchio. Letta sembra conoscerli bene ma si guarda bene dall’indicarli. Chissà perché. Forse – azzardiamo – perché ancora brucia quel leggendario «Enrico stati sereno» che prima lo ha condotto al suo esilio parigino e poi gli ha conferito un’aura all’Edmond Dantès al suo ritorno in patria.

L’eterno derby tra Letta e Renzi

«Sì, vendetta tremenda vendetta», ma Enrico Letta non è Rigoletto e la sua non ha saputo consumarla contro l’odiato Matteo Renzi. Eppure, persino un bambino avrebbe capito che era il ddl Zan e non il collegio di Siena il varco dove l’aspettava l’ex-Rottamatore. Tanto più dopo i ballottaggi che hanno regalato al leader dem la postura del vincitore. E che già gli facevano assaporare quel ruolo di king maker per l’imminente appuntamento del Quirinale che fu già di Renzi in occasione dell’elezione di Mattarella. Già, il Quirinale. Il polverone sollevato dal tonfo del ddl Zan oscura la visuale, ma non è difficile intravedervi il profilo del Colle più alto.

Franchi tiratori e voto segreto

Gli ingredienti ci sono tutti, a cominciare dal trasversalismo per finire ai franchi tiratori passando per il segreto dell’urna. Certo, è azzardato scorgere nel voto odierno l’abbozzo di intese future, ma è innegabile che esso abbia inferto al Pd un micidiale fendente. Di sicuro ha fatto emergere la scarsa dimestichezza di Letta con la navigazione parlamentare. Il vento a favore (ammesso che tale sia quello dei ballottaggi) è un presupposto, ma per catturarlo bisogna saper indirizzare le vele. Diversamente, si resta fermi. E quand’è così, il primo rischio è andare alla deriva, il secondo è l’ammutinamento dell’equipaggio. E Renzi è sempre in attesa.

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