Ddl Zan, la bocciatura manda in tilt la sinistra. Lo sfottò renziano al Pd: «Dilettanti allo sbaraglio»

mercoledì 27 Ottobre 16:04 - di Michele Pezza
Ddl Zan

Dopo l’ingloriosa fine del ddl Zan la sinistra è una sorta di nube tossica che incombe sull’aula del Senato. I 154 “” che hanno affossato il testo sull’omofobia disponendone il rinvio in Commissione suonano come un brusco risveglio che in pochi secondi ha sbriciolato i sogni di gloria coltivati da Enrico Letta all’indomani dei ballottaggi di Roma e Torino. Invece, per uno di quei paradossi della politica, il trionfatore di qualche giorno fa è il principale imputato dell’odierna sconfitta. «Bisogna chiedere le dimissioni di chi ha gestito questa vicenda, dalla presidenza del gruppo alla commissione Giustizia», insorge, ad esempio, Valeria Fedeli. La senatrice dem si dice «sconvolta» dall’esito del voto. Ma più ancora da «questo andare a un voto al buio». Ma tant’è: nel Pd erano sicuri dei voti. Avevano fatto pure i calcoli. «Li ha fatto anche il segretario Letta…», ricorda lei con una punta di perfidia.

La Fedeli: «Sul ddl Zan ha sbagliato anche Letta»

«Il Pd ha radicalizzato il dibattito, premendo sulla linea “o tutto o niente” ed ecco il risultato: un’occasione gettata al vento», rincara la dose il suo collega Tommaso Cerno. Lui non ha votato, sebbene ricordi di essere «l’unico gay dichiarato del Senato». Di tanto aveva  avvertito la capogruppo Simona Malpezzi. Il problema è proprio qui, nell’ostinazione con cui il Pd al traino di Alesandro Zan e di pasdaran come Monica Cirinnà ha sbarrato la porta a qualsiasi tentativo di mediazione. Un atteggiamento che in Parlamento, però, non è rivelatore di coerenza bensì di dilettantismo. È questa l’accusa che corre sotto traccia tra i dem e che rischia di investire il quartier generale. A parte Di Maio, Conte e Fratoianni, che hanno detto la loro blaterando di «vergogna» e di «pagina nera» in dichiarazioni politicamente inutili, quel che rileva è la reazione di Italia Viva.

Italia Viva: «Occorreva un compromesso»

È stato il partito di Matteo Renzi a rompere il fronte parlamentare della sinistra e a spendersi di più per una mediazione con Lega e Forza Italia. È il motivo per cui, Teresa Bellanova mette le mani avanti parlando di «voto compatto» di Iv.  «Come era evidente, alla fine sono mancati i numeri: 23 franchi tiratori tra Pd, Leu e M5S, affossano il ddl Zan», scrive in un tweet. «Vengono al pettine – si legge ancora – i nodi di chi a parole dichiarava di essere per la legge, mentre nei fatti era interessato unicamente al consenso». Un inno alla «fatica del compromesso» arriva da Ettore Rosato. «La difesa dei diritti – ha scritto in tweetsi fa con leggi non in tv». Di «raro esempio di insipienza e dilettantismo», ha parlato anche il sottosegretario all’Interno Ivan Scalfarotto.

 

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