Ddl Zan, Letta innesta la retromarcia: «Ok alle modifiche». La Lega: «Meglio tardi che mai»

lunedì 25 Ottobre 16:17 - di Michele Pezza
ddl Zan

«Chiederò ad Alessandro Zan di sondare le altre forze politiche circa le modiche da apportare al suo ddl per consentirne la rapida approvazione. Resta inteso che deve trattarsi di correzioni non sostanziali». Così parlò Enrico Letta dallo studio televisivo di Che tempo che fa, praticamente il salotto di casa sua. Un annuncio che riporta in pista il disegno di legge contro l’omotransfobia, accantonato prima della pausa estiva dopo essere stato sepolto sotto una valanga di emendamenti. Sembrava non se ne dovesse parlare più, ma il voto amministrativo ha ringalluzzito il Pd, che ora sgomita per passare all’incasso. L’annuncio di Letta dispiacerà molto alla Cirinnà (nella foto), ma non a quella parte di sinistra – come Italia Viva – rivelatasi molto scettica nei confronti dell’attuale stesura del ddl Zan.

Così il leader del Pd da Fabio Fazio

Non ne condivide l’impianto ideologico, l’evidente deriva liberticida e il coinvolgimento delle scuole come laboratorio di una micidiale campagna di indottrinamento gender. Ma senza quei voti il provvedimento non passa. E questo costringe Letta a camminare sulle uova. “Apre” alle modifiche e un secondo dopo precisa che dovranno essere «non sostanziali». Messa così, è un’apertura senza senso. Sempre che una delle due parti – il Pd o Iv e altri – non stia innestando la retromarcia. Quale delle due lo scopriremo presto. Zan ha infatti già cominciato la girandola degli incontri. Si parte ovviamente dal Senato (il ddl è incagliato lì), cominciando dal confronto interno alla maggioranza per poi coinvolgere anche l’opposizione.

Il Family day: «Il ddl Zan non è una priorità»

Nel frattempo, i tam tam sono già partiti. «Chi vuole davvero le legge – avverte il dem Franco Mirabellivoti mercoledì contro la richiesta di non passaggio agli articoli». Da Iv replica Ivan Scalfarotto: «Il Pd è venuto sulle nostre posizioni. Molto bene». Vede il bicchiere mezzo pieno dopo le parole di Letta anche il leghista Simone Pillon. «Dopo aver ricevuto critiche da tutto l’arco costituzionale, dal mondo Lgbt, dal mondo femminista e perfino dal Vaticano – ricorda il senatore -, ora anche Letta prende atto che il ddl Zan è impresentabile. Meglio tardi che mai».  Decisamente contrari a qualsiasi approfondimento cattolici come Massimo Gandolfini, presidente del Family day, e Mario Adinolfi del Partito della famiglia. «Il ddl Zan – avvertono – non è una priorità».

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