Letta sconfessa se stesso: con l’Agenda Mattarella butta al macero ddl Zan e ius soli. Imbarazzante

sabato 5 Febbraio 15:46 - di Gabriele Alberti
Letta Agenda Mattarella

L’Agenda Mattarella. E’ la parola chiave entrata nel lessico di Enrico Letta, il passe partout con cui il segretario dem vuole riprendere il centro della scena politica, lanciando agli altri partiti, la sfida: fare in modo che i punti scandagliati dal presidente della Repubblica nel suo discorso di nuovo insediamento non rimangano solo degli applausi “fantozziani”. Nella foga agonistica di prendere in mano la regia politica di questa nuova fase apertasi dopo le “follie”quirinalesche, solo chi non vuole vedere non vede la sconfessione di tutto o quasi il suo programma con il quale aveva ripreso il partito calandosi dalla Francia.

Con l’Agenda Mattarella Letta “sconfessa” se stesso

L’Agenda Mattarella sconfessa l’Agenda Letta, se le parole hanno qualche significato. Omotransfobia, ddl Zan, diritti Lgbt, Ius soli gridato fino all’ossessione, patrimoniale sulla casa, riforma del catasto: dove sono finite queste priorità? Dov’è il Letta che poco prima di Natale (già si parlava, eccome, di Quirinale) pure esclamava:«È importante cambiare la legislazione con quelle misure anti-omotransfobia che tu hai messo a punto. Ad aprile torniamo alla carica». L’epicentro del programma di Letta va a farsi benedire: nell’Agenda Mattarella vi sono temi come la riforma immediata dell’ordinamento giudiziario e del Csm; la lotta alle bollette troppo alte, provvedimenti per combattere il declino demografico, contrasto alle multinazionali che «aggirano il processo democratico». Temi apprezzati in buona parte anche da Giorgia Meloni, come ha detto e ripetuto.

Letta fa retromarcia: dalle “sportellate” all’agenda condivisa

Ebbene, tutti quei punti del programma “divisivi” con cui Letta preparava la campagna elettorale andranno a farsi benedire? L’analisi pungente e a tutto campo della “retromarcia” del segretario dem folgorato sulla via del Mattarella bis è di Fausto Carioti su Libero. “Rimangiarsi tutto quello che si è detto negli ultimi anni, contraddirsi per farsi nuovi amici, sperando che aiutino a vincere un altro giro sulla giostra del governo? Certo che si può”. Postilla ironica. Si va dai provvedimenti divisivi, “perfetti per cercare lo scontro col centrodestra” fino  “all’ennesima trovata usa e getta di chi va avanti col passo dell’ubriaco: però ieri è cambiato tutto: il Partito democratico ha ufficialmente ribaltato le proprie priorità”.

Lo scopo del Pd è sempre quello: governare anche al prossimo giro

Signori, si cambia agenda. Un cambio rapido, senza neanche la difficoltà di ragionarci e di scriverla, visto che l’ha enunciata punto per punto Sergio Mattarella nel discorsi di giovedì. g Tutti d’accordo con Enrico Letta, almeno le due capogruppo del Pd in parlamento, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi: «Non lasciamo che il seguito di quel discorso siano solo gli applausi. Trasformiamoli in atti concreti e in una rapida e fattiva reazione del parlamento». Si fanno largo parole come “condivisione”. L’invito di  Letta a tutti gli altri leader, inclusa  Giorgia Meloni all’opposizione. E’ Letta o la sua controfigura? Senza scomodare un capolavoro come “Dr Jeckyll e mr Hyde”, le parole del segretario dem fanno balzare sulla sedia chi ha seguito ogni giorno liti, insulti, veti risuonare nel dibattito politico. Ora la “conversione”:  «Decidiamo insieme le forme concrete con cui, nell’ultimo anno di legislatura, si può dare attuazione alle sollecitazioni espresse in quello straordinario discorso».

Letta non può più permettersi prove muscolari su ddl Zan e ius soli

Fino a poco tempo fa i dem volevano fare a “sportellate” ora  sono passati “all’ecumenismo. Tutto ciò viene giudicato giustamente “imbarazzante”. “E’ imbarazzante che il leader di un simile partito abbia avuto bisogno della tirata d’orecchi del capo dello Stato per capire che certe riforme sono necessarie”. Ma c’è anche un altro sottotesto che entra nella metamorfosi di Letta. Che avrebbe fatto di necessità virtù: finché godeva di un’alleanza solida con il M5S poteva permettersi il lusso di fare la voce grossa con gli avversari. Ora che il m5S è al “redde rationem” (vedi dimissioni di Di Maio dal comitato di garanzia) di fare il “gradasso” non è più aria. Dunque, ecco il cambio di scena e di agenda. Lo scopo è sempre lo stesso: puntando a scardinare il centrodestra (vedi mossa Franceschini); passare ad una legge elettorale proporzionale, con l’obiettivo di governare pure nel prossimo giro.

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