Il Nord-est prepara il processo a Salvini, i dirigenti locali: «Ha sbagliato tutto, ora deve ascoltarci»

martedì 1 Febbraio 9:30 - di Eugenio Battisti

È il giorno della verità per Matteo Salvini. Dopo il pasticciaccio brutto del Quirinale. E il clima non è dei migliori a poche ore dal Consiglio federale convocato per oggi in via Bellerio. Il “Capitano” ha giocato su troppi tavoli, ha sperato di dare le carte ma ha fallito. La base, i dirigenti locali e i  governatori del Carroccio non gli perdonano la rielezione di Sergio Mattarella. A poco è servita la proposta della federazione di centrodestra sul modello del Partito repubblicano americano. Può interessare vertici, gli altri leader,  non certo la base militante che si sente tradita.

Nel Nord-est parte il processo a Salvini

L’epicentro del malcontento è proprio il Veneto. Ed è visibile: scritte contro Salvini sui jersey di cemento delle rotonde nei dintorni di Treviso. Messaggi di rabbia sulle chat dei militanti, insulti sui social. Per il leader del Carroccio si profila un processo di cui è consapevole. Deve riaggiustare la navigazione al governo, dare nuove parole d’ordine all’interno. Confrontarsi con il mal di pancia del ministro Giorgetti. E decidere cosa fare dei cocci del centrodestra. “La nostra gente si è inacidita per come il segretario ha gestito la partita del Quirinale”, dice un big del partito, che vuole restare anonimo, a La Stampa che ha testato gli umori del Nord-est. “Voleva fare da kingmaker, o come diavolo si dice, e invece è rimasto col cerino in mano. Se poi consideriamo che i due nomi bruciati dal centrodestra in questa folle partita quirinalizia sono quelli dei veneti Casellati e Nordio…”.

La rabbia dei dirigenti locali: basta decisioni da Roma

Le accuse al leader leghista, che comunque numeri alla mano controlla le segreteria, sono pesanti. E in fondo sempre le stesse: dirigismo, mancanza di ascolto del territorio, scollamento con Roma. I più furiosi non a caso sono gli amministratori locali. Spiazzati per il voto finale a Mattarella. “È inutile girarci attorno: Mattarella non è un volto che piace qui da noi”, dice Claudio Sartor, sindaco di Cornuda . “Se i nostri leader venissero a farsi un giro fra piazze. Osterie e sagrati delle chiese capirebbero di cosa sto parlando. Ho la tessera dal 1992 e mi dispiace. Perché stiamo perdendo fiducia dei nostri elettori a un anno dal voto”. Di elezione disastrosa parla invece Marcello Bano, sindaco di Noventa Padovana. Che rischia addirittura l’espulsione per aver messo il becco sul prossimo candidato sindaco di Padova.  Il territorio chiede una svolta: basta con la stagione del leaderismo e la tirannia dei social network. Si torni alle riunioni, alle discussioni, agli incontri con i vertici.

Occhi puntati su Zaia che per ora tace

Sul tappeto sono tanti i nodi irrisolti e i rospi ingoiati dai dirigenti locali.  A partire dall’autonomia, che scava scava resta la stella polare del Nord-est. “Qui siamo gente pratica, gente abituata a fare le cose e a risolvere i problemi”, dice un consigliere provinciale, poco interessato al partito nazionale. Altro tema divisivo i diktat salviniani in materia sanitaria: la crociata su vaccini e gren pass. Gli imprenditori e le partite Iva, il bacino elettorale naturale della Lega nel Nordest, volevano avere più garanzie possibili per continuare a lavorare. Senza posizioni ideologiche. Invece gli uomini di Salvini invece hanno flirtato troppo con i No Vax. Gli occhi di tutti sono puntati sul governatore veneto Luca Zaia. Ma per ora tace. È informato, sa tutto e ascolta tutti. Ma preferisce aspettare prima di uscire allo scoperto.

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