Foibe, in Puglia anche Emiliano vota per chiudere gli spazi ai negazionisti. E l’Anpi s’infuria

19 Feb 2022 10:30 - di Natalia Delfino
foibe anpi

Non è chiaro se ci abbiano messo tutto questo tempo per riprendersi dallo choc, se ne siano accorti in ritardo e se, cercando un argomento per polemizzare, non avessero nulla più di recente. Fatto sta che il quotidiano il Domani ieri ha dato ampio spazio alla reazione furiosa dell’Anpi a una mozione sulle foibe votata dalla Regione Puglia dieci giorni fa.

Emiliano vota la mozione sul Giorno del Ricordo

I fatti e le tempistiche sono questi: l’8 febbraio, a ridosso del Giorno del Ricordo, il consiglio regionale della Puglia, pressoché all’unanimità (solo due astenuti), vota una mozione sulle Foibe, promossa dal centrodestra, che da un lato impegna l’ente a promuovere degne celebrazioni della ricorrenza e dall’altro impegna la Regione a non dare alcun tipo di supporto a chi nega o minimizza la tragedia delle foibe e dell’esodo. Il governatore Michele Emiliano vota a favore, spiegando in Aula che «non può sfuggire a nessuno l’importanza che la Repubblica ha dato a questa tragedia. Io ho avuto modo di comprenderla attraverso un’insegnante. La mia – ha detto il governatore – è una fortuna rara». La stampa locale ne dà conto in diretta, o al massimo il giorno dopo.

Le accuse dei “partigiani” alla sinistra pugliese

È arrivata, invece, ieri sulle pagine del Domani la risposta dell’Anpi, che, in sintesi, non ha accettato che la mozione non adottasse il punto di vista caro ai giustificazionisti, secondo i quali i massacri di italiani compiuti dai partigiani titini furono una reazione al fascismo, e che esprimesse una netta condanna, con conseguente ritiro di qualsiasi sostegno, rispetto alle posizioni minimizzatrici e negazioniste. L’Anpi, inoltre, si è detta «turbata» per il fatto che la mozione abbia ricevuto il sostengo anche dei «consiglieri di partiti dichiaratamente antifascisti in una regione amministrata dal centrosinistra», invocando una «doverosa presa di distanza».

Per l’Anpi dovremmo pensare alla Slovenia e alla Croazia

«Altro che memoria condivisa!», ha affermato Il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, secondo il quale la mozione sarebbe «l’ennesimo tentativo di costruire una rendita memoriale a vantaggio di una parte politica a colpi di forzature, omissioni e veri e propri falsi». «Sfido a trovare la parola “fascismo” nella mozione», ha aggiunto, lamentando tra l’altro che «invece di comporre le antiche ferite con Slovenia e Croazia, manifesta un provocatorio rigurgito nazionalista».

La vecchia tesi giustificazionista

Poi il passaggio sul fatto che «in compenso si condannano le associazioni “che negano, giustificano o deridono il dramma delle foibe e dell’esodo”. Quali sono?», si è chiesto Pagliarulo. «Si tratta – ha sostenuto – una grottesca caricatura delle posizioni di tutti coloro che non hanno mai negato né minimizzato e tantomeno giustificato tali tragedie, ma si sono permessi di collocarle nel contesto storico e di interpretarne le origini, fra cui l’invasione italiana della Jugoslavia del 1941 decisa da Mussolini, i massacri che ne seguirono, l’impunità dei responsabili, prima ancora il fascismo di confine quando gli squadristi insanguinarono la frontiera, il razzismo contro gli slavi predicato dal capo del fascismo fin dal 1920».

La cattiva coscienza dell’Anpi sulle foibe

E viene in mente Gigi Marzullo: Pagliarulo, in pratica, si è fatto una domanda e si è dato una risposta. Tanto da far apparire perfino pedissequo ricordare la gran premura che si è data l’Anpi per promuovere, per esempio, il libro di Eric Gobetti E allora le foibe?, che già nel titolo offre la sintesi suprema di quella derisione e di quel giustificazionismo a cui la mozione pugliese non ha voluto lasciare più spazi. Impegnando la Regione a «non concedere patrocini, finanziamenti, spazi e agibilità e ad escludere dai bandi della Regione dall’assegnazione o riassegnazione di unità immobiliari pubbliche tutte le sigle e associazioni locali o nazionali che negano, giustificano, riducono o deridono il dramma delle foibe e dell’esodo». Un passaggio che deve essere apparso particolarmente preoccupante per l’Anpi.

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