Roma, tentato stupro a Villa Pamphili. La vittima: «Forte accento straniero. Aspettava una preda»

mercoledì 5 Gennaio 18:35 - di Gigliola Bardi
stupro villa pamphili

Alto non più di un metro e settanta, sui trent’anni, carnagione olivastra, accento chiaramente straniero, «probabilmente arabo». È l’identikit dell’uomo che il 27 dicembre ha tentato lo stupro di una donna di 60 anni a Villa Pamphili, a Roma. A fornire la descrizione dell’aggressore è stata la stessa vittima, che si è presentata dai carabinieri per sporgere formale denuncia dopo un periodo di autoisolamento dovuto alla paura di essere stata (anche) contagiata.

Il tentativo di stupro a Villa Pamphili

La donna la mattina del 27, come ogni mattina, intorno alle 7.10, era entrata nel parco dalla parte di via di Donna Olimpia, per l’abituale corsetta quotidiana. Poco dopo, però, si è ritrovata aggredita da quest’uomo con tuta nera e cappuccio calato sul viso, che l’ha gettata a terra, tentando di violentarla e coprendole la bocca per non farla urlare. Lo stupro è stato evitato solo grazie all’arrivo di un altro cittadino, che si trovava in quel tratto di Villa Pamphili. La donna ha comunque riportato un grosso livido dietro la testa, battuta con forza sul sentiero, e diverse tumefazioni anche al volto.

La vittima: «Barcollavo, intorno a me era tutto rallentato»

Dopo i primi soccorsi offerti da una signora che portava a spasso i cani, la donna ha avvertito il marito e i carabinieri, che hanno svolto una perlustrazione della zona senza però riuscire a individuare il sospetto. La stessa vittima non era riuscita a fornire descrizioni dettagliate. «Barcollavo, non riuscivo a reggermi in piedi, era tutto come rallentato intorno a me», ha detto al Messaggero, che già a ridosso dei fatti aveva divulgato la notizia del tentato stupro e che parla della possibilità che la donna fosse stata anche stordita con un narcotico.

Il sospetto di un’azione premeditata

Gli investigatori ora cercano un giovane che, in base all’identikit, potrebbe essere nordafricano. E scandagliano gli ambienti legati alla vendita e al consumo di droga. Ma dal racconto della vittima, quanto le è accaduto non sembra solo il raptus di uno sbandato. «Ho avuto come l’impressione che quell’uomo vestito apparentemente in tenuta da jogging come me, stesse aspettando al varco la sua preda. Non conta chi fosse entrato, se io o una ragazzina di quindici o vent’anni, qualunque donna avrebbe rischiato la stessa sorte», ha raccontato ancora la donna, aggiungendo che «chi mi ha assalito, si è avvicinato a me già con il volto praticamente coperto da un cappuccio e indossava i guanti, a questo punto penso che lo avesse fatto con premeditazione, per non lasciare tracce».

L’associazione Amici di Villa Pamphilj: «Basta chiacchiere»

Il caso del tentato stupro ai danni della 60enne, che abita nella zona di Monteverde, riporta all’attenzione il tema della sicurezza di Villa Pamphili, un parco storico della città rispetto al quale da tempo l’associazione Amici di Villa Pamphilij lancia l’allarme, chiedendo un incremento dei presìdi per la sicurezza, a partire dalle telecamere di sorveglianza che, hanno denunciato sui social, per come ne è concepito il funzionamento, risultano inutili.

«Sollecitiamo chi deve (non chi indaga) a metter da parte la solita sequela di sciocche e impraticabili promesse e impegnarsi a risolvere, una volta per tutte, l’insicurezza che quotidianamente incombe su tante aree pubbliche, in particolare sulle aree Verdi e sulle ville storiche», hanno scritto gli Amici di Villa Pamphilj su un gruppo di quartiere, ricordando che «da trent’anni noi cittadini, noi associazioni, noi frequentatori, noi ville storiche e villa Doria Pamphilj… noi Città di Roma stiamo aspettando quelle scelte (per la sicurezza, ndr). Dunque, cortesemente, basta chiacchiere fumose. Anche per rispetto nei confronti di chi, dieci giorni fa, ne ha subito le conseguenze!», è stata la conclusione del lungo post di sfogo e proposte.

 

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