Rivolta in Francia degli studenti: basta con la pseudo-cultura della sinistra che cancella la verità

mercoledì 5 Gennaio 9:35 - di Gabriele Alberti
Studenti Francia

Rivolta degli studenti contro cancel culture, censure, “wokismo” e tutte le cacce alle streghe proveniente da oltreoceano. Se la ribellione arriva da Sciences Po,  l’istituto di studi politici di Parigi; culla delle classi dirigenti francesie laboratorio del progressismo, vuol dire che forse qualche argine contro il politicamente corretto è ancora possibile. Almeno in una parte dei giovani allievi. Che hanno scritto una lettera aperta pubblicata da Le Figaro.  Inizia così: «Noi, allievi di tutti gli istituti di scienze politiche di Francia, deploriamo la censura, ufficiale e ufficiosa, onnipresente nelle nostre scuole, da parte di alcuni studenti, associazioni e professori, e dell’amministrazione. Inoltre, nel nostro piccolo, vogliamo lanciare un allarme sui pericoli della “cancel culture”. Lungi dall’essere un fenomeno puramente anglosassone relegato tra i muri dei campus americani; l’esacerbato spirito comunitarista di questa enclave intellettuale fuori dal mondo vuole dettare legge su tutto».

Gli studenti in Francia fanno a pezzi il politicamente corretto

Esacerbati, allarmati, gli studenti dell’istituto dove insegnava anche Enrico Letta hanno puntato il dito contro “le derive” attualmente in corso all’interno di Science Po. La lettera è stata rilanciata dalle colonne di Libero oggi ini edicola.  «L’obiettivo, con la presente, non è porsi come vittime, ma allertare i nostri concittadini e i nostri dirigenti sulle derive degli istituti di scienze politiche francesi. Che, non dimentichiamocelo, sono destinati a formare le nostre future élite intellettuali, politiche ed economiche. Le derive che osserviamo attualmente all’interno delle Sciences Po di Francia si diffonderanno presto dappertutto». E’ la protesta non solo degli studenti dell’istituto parigino, ma raccoglie la ribellione  di un gruppo di studenti dei principali istituti di scienze politiche francesi. I quali non ne possono più della cappa di conformismo e della  caccia alle streghe che regna negli atenei.

Francia, rivolta contro la “cancel culture” a Science Po, l’università di Letta

Hanno ragione a preoccuparsi gli allievi francesi. Ricordano gli studenti italiani della Luiss che poco tempo fa nel loro organo ufficiale sui social si resero protagonista di una analoga protesta. Sono molto preoccuopati i ragazzi francesi, sanno bene che se non si fa qualcosa oggi contro il dilagare di questa deriva che umilia il libero pensiero, domani forse sarà troppo tardi. «Quelli che si ergono ad apprendisti censori saranno domani giornalisti, deputati, scrittori, “intellettuali”, professori di università; insomma, avranno il controllo su tutte le strutture del potere, sulle menti». Citano alcuni esempi: dalle minacce dell’ultrasinistra a sindacati studenteschi come l’Uni (di orientamento gollista) e Printemps Républicain (di orientamento liberale); perché ostili all’ideologia “woke”. Poi ricordano le accuse di “islamofobia” ai danni di due professori di Sciences Po Grenoble. Su uno dei due si è infierito, su Klaus Kinzler, sospeso dall’insegnamento  per aver ricordato «le origini cristiane della Francia» e aver «contestato la settimana dell’uguaglianza: “Razzismo, antisemitismo e islamofobia”.

Cancel culture, gli studenti: “Atmosfera deletaria”

Il docente è stato umiliato, il suo nome e il suo volto sui muri di Sciences Po accanto alla scritta «islamofobo». Va da sé tutto il resto, dalle minacce di morte alla vita sotto scorta il passo è stato breve. Sono parole di fuoco quelle degli studenti francesi, denunciano  «L’atteggiamento settario e estremista delle associazioni di sinistra, che fa regnare un’atmosfera deleteria nella vita studentesca”. Ancora più netta la loro ribellione: scrivono che i loro professori sono  «traumatizzati dal fatto di essere dei “bianchi cisgender eterosessuali’ e dunque dei “privilegiati” e dei “dominatori”». Per cui “tracciano, per necessità di pentimento e anche di masochismo, una via reale per le associazioni Lgbt e femministe”. Con questa presa di posizione netta gli studenti intendono rivolgersi direttamente al primo ministro, Jean Castex, e lla ministra dell’Università, Frédérique Vidal. Quest’ ultimaaveva assicurato che con lei a prendere in mano la situazione, la sotuazione negli atenei sarebbe mutata e la libertà di pensiero e di linguaggio assicurate. Questa lettera dimostra esattamente il contrario.

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