Quirinale, sondaggisti concordi: «È un derby tra Draghi e Berlusconi, ma Silvio è anche amato»

10 Gen 2022 14:01 - di Redazione
Quirinale

Quirinale? Una partita ormai a due: da una parte Draghi, dall’altra Berlusconi. E se ci sarà un terzo incomodo, sarà probabilmente una donna. È quel che pensano tre sondaggisti del calibro di Fabrizio Masia, Renato Mennheimer e Nicola Piepoli. Il primo è pronto a «scommettere» sull’attuale premier, «anche sulla base del fatto – ricorda – che ha quasi lasciato intendere di essere disponibile». È però anche vero, aggiunge, «che il centrodestra sta insistendo sulla candidatura di Berlusconi». Quanto agli outsider tipo Cartabia, Casini e Amato, Masia non ha esitazioni: «Sono ancora molto poco conosciuti e faticano di più». E a chi azzarda previsioni tipo Di Maio a Palazzo Chigi e Berlusconi al Colle coi voti del M5S o di parte di esso, il sodaggista replica: «È fantapolitica».

La partita del Quirinale vista da Masia, Mannheimer e Piepoli

«È difficile oggi fare previsioni, nessuno sa davvero come andrà a finire», premette dal canto suo Mannheimer . Anche per lui Draghi ha una «posizione avvantaggiata». E non avrebbe alcun problema «se per caso Berlusconi gli cede il passo». Il sondaggista milanese ricorda le tante «“bruciature”» registrate in passato sul Quirinale. È il motivo per cui consiglia prudenza prima di liquidare le candidature dei già citati outsider. Quanto a Berlusconi, per ora, sostiene Mannheimer, «da un punto di vista strettamente numerico non ce la fa». Ma è lui stesso a ricordare che parliamo di un uomo che «ha dimostrato di essere capace di grandi imprese». Morale: «La sua elezione al Colle è improbabile ma non impossibile».

«Partita complessa»

Anche Piepoli vede un derby sul Quirinale tra l’ex-banchiere e il Cavaliere. Dà pure le percentuali: «Entrambi sono al 40 per cento». Ben dieci punti sotto il 50. «E questo dimostra – spiega – che siamo nell’assoluta alea». Più che probabilità, Piepoli parla perciò di «grumi di possibilità». Perchè, avverte, «non manca il 20 per chiudere ma il 100 per cento». In pratica, «è come giocare con un dado dalle mille facce. Siamo nell’onirico. Come diceva Calderón de la Barca nel suo dramma filosofico-teologico La vida es sueño: la vita è un sogno e i sogni sono sogni…». Rispetto a Draghi, tuttavia, Berlusconi ha qualcosa in più: una parte di popolo. «Un milioni di italiani morirebbe per Silvio e non è poco…».

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