Omicidio Ciatti, al via il processo a Roma. Ma il ceceno che nel pestaggio sferrò il colpo mortale non c’è

lunedì 24 Gennaio 17:40 - di Greta Paolucci
Omicidio Ciatti

Omicidio Ciatti, il papà di Niccolò, Luigi, ci spera fortemente. Ancora e nonostante tutto: «Speriamo di non avere ulteriori sorprese. Siamo fiduciosi che si possa dare giustizia a Niccolò». Sono le prime parole che il genitore del giovane di Scandicci – brutalmente ucciso in un pestaggio la notte tra l’11 e il 12 agosto del 2017, in una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna – affida ai cronisti arrivando in tribunale a Roma. Dove questa mattina si è tenuta la prima udienza del processo. Un dibattimento a cui mancava l’imputato ceceno, Rassoul Bissoultanov, estradato dalla Germania in Italia. Ma scarcerato il 22 dicembre scorso dopo una istanza avanzata dai difensori su un difetto di procedura.

Omicidio Ciatti: prima udienza del processo a Roma

Il procedimento si svolge davanti ai giudici della prima Corte d’assise della Capitale. Roma è competente, in quanto si tratta di cittadino italiano ucciso all’estero. Un delitto efferato compiuto in sfregio della vita: senza un motivo. Senza pietà. «Mi auguro che questo sia l’inizio della giustizia – ha detto Luigi Ciatti – dopo che in Spagna non sono stati sufficienti quattro anni per iniziare un processo. Speriamo di poter dare giustizia a Niccolò, perché il suo delitto non può restare impunito: qui non c’è il dubbio di colpevolezza. C’è un video che parla». E quel video registra tutta la ferocia e la gratuità di un pestaggio costato la vita al 21enne di Scandicci.

L’imputato ceceno assente in aula

Il ceceno, imputato assente oggi in Aula, la notte tra l’11 e il 12 agosto del 2017, sulla pista da ballo della discoteca St Trop, insieme a due connazionali, improvvisamente prese di mira Niccolò Ciatti, che stava trascorrendo con i suoi amici l’ultima serata della vacanza in Costa Brava. Così iniziò il pestaggio mortale. Bissoultanov sferrò un violentissimo calcio alla testa del ragazzo di Scandicci, che non si rialzò più. Morì in ospedale alcune ore dopo. Non solo: almeno un altro del gruppo di ceceni, Movsar Magomadov, prese parte a quel massacro senza un perché di cui oggi si è cominciato a dibattere in Aula a Roma, in assenza dell’imputato principale. E dopo una serie di disguidi e di rinvii che hanno reso impossibile acclarare verità e giustizia già in Spagna.

Il papà di Niccolò: «Sono fiducioso che si possa dare giustizia a mio figlio»

«Il processo contro Rassoul Bissoultanov si deve fare in Italia perché ci sono tutte le condizioni per dare giustizia a Niccolò Ciatti, ucciso con inaudita violenza. È un processo che dobbiamo allo Stato. A Niccolò Ciatti e alla sua famiglia», ha esordito il pm di Roma, Erminio Amelio, ribadendo in aula che spetta all’Italia la giurisdizione del procedimento per l’omicidio del giovane toscano. Imputato davanti alla Corte d’assise di Roma, è il ceceno Rassoul Bissoultanov: estradato dalla Germania in Italia. Scarcerato lo scorso 22 dicembre dopo che i giudici, accogliendo un’istanza dei difensori, hanno revocato la misura della custodia cautelare in carcere per un difetto di procedura.

Omicidio Ciatti: Roma è competente in quanto si tratta di cittadino italiano ucciso all’estero

«L’Italia ha la giurisdizione, altro che arresto illegittimo. Sia chiaro a tutti, non siamo andati a prendere Bissoultanov di notte: ci è stato dato legalmente dalla Germania ed era legittimamente in Italia – ha sottolineato il pm davanti alla Corte di Assise presieduta da Antonella Capri –. Altro che sequestro di persona, come sostiene la difesa. L’elezione di domicilio c’è e il processo si può celebrare». Parole che mettono a tacere recriminazioni e tesi dei legali della belva cecena. A sollevare la questione della giurisdizione sono stati appunto i difensori dell’imputato, i quali hanno spiegato che Bissoultanov «non vuole sottrarsi al processo». E che si troverebbe in Spagna, «Paese dove è successo il fatto e che si è vista sottrarre la giurisdizione», sostengono i difensori.

Luigi Ciatti: «In Spagna in quattro anni non sono stati capaci di fare un processo vero»

Sta di fatto però che lì, nonostante suppliche e solleciti passati, il processo non è mai decollato. Una realtà di fatto a cui i legali di Bissoultanov continuano a obiettare che «il processo lì sarebbe iniziato se (il loro assistito ndr) non fosse stato arrestato ed estradato in Italia». Sulla questione la Corte scioglierà la riserva nell’udienza fissata per il 17 marzo. «Non si può lasciare libero un assassino – ha detto Luigi Ciatti, padre di Niccolò – al termine dell’udienza. Questo è un assassino che ha ucciso mio figlio in discoteca, è una vergogna. Mi auguro ci sia coscienza da parte di questi giudici. Voglio giustizia, in Spagna in quattro anni non sono stati capaci di fare un processo vero».

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