Capodanno a Milano, sono stati veri e propri stupri di gruppo. Nei verbali il racconto delle vittime

venerdì 14 Gennaio 7:09 - di Adele Sirocchi
stupri di gruppo

Aggredite, palpeggiate, denudate, strattonate. Oggi il quotidiano Libero pubblica i verbali che ricostruiscono gli stupri di Capodanno a Milano ad opera di un branco di nordafricani di età compresa tra i 15 e i 21 anni.

Due fermi per gli stupri di gruppo di Capodanno

Per il momento solo due sono stati individuati: Abdallah Bouguedra, 21 anni, di Torino, e Abdelrahman Ahmed Mahmoud Ibrahim, 18enne di Milano, fermati per rapina, violenza sessuale e lesioni: si temeva potessero fuggire. Sono in tutto diciotto i sospettati che hanno subito una perquisizione domiciliare.

La sinistra tira in ballo il patriarcato, che non c’entra nulla

Al branco si contesta il reato di violenza sessuale di gruppo, rapina e lesioni aggravate. Gli aggressori sono immigrati di seconda generazione, figli di egiziani e marocchini. Sono coloro cui la sinistra vuole dare, per intenderci, la cittadinanza veloce. Il cosiddetto ius soli. Chiaramente non tutti i figli di immigrati sono così. Ma se quando accadono queste cose turpi si continua a nascondere la polvere sotto il tappeto facendo passare l’idea che l’integrazione sia una cosa idilliaca e che procede da sé, non si gestisce il fenomeno dell’immigrazione come si dovrebbe. Cioè tenendo ben presenti quali sono i doveri e quali i diritti.
Né sono tollerabili le minimizzazioni che da subito sono avvenute rispetto alla gravità di ciò che è successo a Milano. Il Pd ha parlato di patriarcato che albergherebbe nella nostra società. Una colossale stupidaggine perché il patriarcato è una forma di civiltà in cui la donna è sotto tutela di un uomo, padre o parente. Mentre qui siamo in presenza di una violenza di gruppo che considera la donna un giocattolo, una preda di cui disporre a piacimento. Un rituale bestiale che viene documentato per la prima volta nel 2011 in piazza Tahrir durante le sollevazioni contro Mubarak.

Come è avvenuta la violenza di gruppo

Ma torniamo ai fatti. Siamo in Piazza Duomo all’1 passata del primo giorno dell’anno. La polizia trova sul posto “personale medico del 118 che stava prestando le prime cure ad una donna, R. B., che era stata accerchiata, spogliata e palpeggiata nelle parti intime da un gruppo di 30/40 cittadini di origine nordafricana. Visibilmente scossa, R.B. era in compagnia di un’amica, S.V., e di C.C. una passante che aveva assistito alla violenza sessuale di gruppo commessa nei confronti di R.B. E che era riuscita a registrare con il proprio cellulare gli attimi finali della violenza di gruppo, alle ore 00:47 circa del 1 gennaio 2022”.

Le hanno abbassato i pantaloni e a turno l’hanno palpeggiata nelle parti intime

La testimone aveva notato il branco scatenarsi contro la vittima, urlando “la ragazza! La ragazza!”: c’era chi la strattonava e chi le strappava i vestiti. “C.C. precisava di non essere riuscita ad avvicinarsi alla ragazza sino a quando la folla, notando le forze dell’ordine avvicinarsi, si disperdeva, lasciando la ragazza a terra, denudata nella parte inferiore del corpo e con i pantaloni abbassati sino ai piedi. Anche S.V., amica di R.B., confermava che quella sera in Piazza del Duomo, ove unitamente all’amica R.B. si era recata per trascorrere il capodanno, erano state improvvisamente assalite da un gruppo di 30-40 uomini di origine nordafricana, che avevano denudato R.B. nella parte superiore del corpo, abbassato i pantaloni e palpeggiata nelle parti intime a turno, per poi allontanarsi al sopraggiungere del personale di polizia”. La vittima cercava di liberarsi difendendosi con la borsa e colpendo i suoi aggressori ma alla fine veniva sopraffatta e spogliata.

La vittima trasportata alla clinica Mangiagalli

R.B., trasportata presso la cinica Mangiagalli di Milano, presentava “evidenti escoriazioni su entrambe le mammelle, e sui genitali, anche sanguinanti, nonché tumefazioni su diverse parti del corpo”. Lei e la sua amica erano state avvicinate dal gruppo mentre “si allontanavano dalla compagnia di amici per cercare un locale aperto dove poter andare in bagno. Durante il percorso le due giovani ragazze avevano incontrato un gruppo di ragazzi di Torino, e poiché uno di loro aveva iniziato a chiedere insistentemente alle due amiche i loro numeri di telefono, R.B. aveva deciso di fornirgli il proprio account Instagram, nel tentativo di farlo allontanare e di raggiungere nuovamente la compagnia di amici. Tuttavia, mentre R.B. e S.V. cercavano di allontanarsi dal gruppo di ragazzi di Torino, alcuni di questi continuavano a seguirle, strattonando la borsa di S.V. per cercare di bloccarle e di attirarle a sé, riuscendo peraltro ad avvicinarle e a palpeggiarle in varie parti del corpo, anche sulle natiche”.

Il branco si scatena all’ingresso della Galleria

È emerso un ulteriore episodio di violenza di gruppo avvenuto quella notte. Mezz’ora dopo la mezzanotte quattro amiche stavano raggiungendo la Galleria quando “venivano travolte da un gruppo di circa 20/30 persone. Sul punto, D.L. asseriva di avere la sensazione che fosse stato proprio quel ragazzo che le aveva infastidite nella piazza ad andare a chiamare il resto del gruppo che le aveva assalite. D.L. ricordava di essere stata letteralmente travolta alle spalle da un’ondata di uomini che l’avevano palpeggiata violentemente nelle parti intime, mettendole la mani sul fondoschiena, sull’ano, sulla vagina, al punto da rompere le collant, facendola cadere a terra. Durante tali accadimenti, le amiche S.M. e S.L. avevano già superato la ressa, mentre lei e B.M. erano cadute per terra. D.L. ricordava di aver sentito B.M. urlare, mentre lei rimaneva pietrificata dalla paura e non riusciva a dire nulla. Aggiungeva poi che, durante l’aggressione, le era stata rubata la borsetta. Ad un certo punto, un uomo aveva aiutato lei e l’amica a rialzarsi e, una volta in piedi, era riuscita ad oltrepassare la folla presente nella Galleria e a raggiungere un poliziotto, al quale riferiva l’accaduto, e a chiamare l’amica B.M.”

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