Tamponi, è guerra nel governo. Pure Regioni, sindaci e esperti si ribellano all’idea di Draghi

martedì 21 Dicembre 11:30 - di Chiara Volpi
tamponi

Tamponi, vaccini e divieti: è guerra nel governo. E anche i governatori, i sindaci e gli esperti si ribellano all’idea di nuovi diktat di Draghi, che annuncia nuove strette all’orizzonte. A una spicciolata di giorni da Natale, l’allerta del premier su «possibili nuove misure». E quel richiamo alla necessità di «continuare a stare attenti», si allinea perfettamente anche al richiamo stringente del presidente Mattarella che, nelle scorse ore, ha dichiarato nitidamente: «Avanti con l’unità nazionale. Troppo spazio ai No Vax sui media». Eppure, sulla vexata quaestio dei test in seno al governo è in corso una guerra serrata. Senza esclusione di colpi…

Tamponi: è guerra nel governo

Dunque: su strette paventate e poi annunciate. Tra veti incrociati, dilagare dei contagi e allarme Omicron, Draghi prova a uscire dalle strettoie dicendo: «Le decisioni verranno prese sulla base dei dati dell’ultimo sequenziamento per vedere la velocità di diffusione» della nuova variante. E ancora: «Nulla è ancora deciso, ma c’è molto da lavorare» e per questo «in cabina di regia questa settimana passeremo in rassegna eventuali provvedimenti in vista delle vacanze di Natale». E infine: «Il succo del discorso è procedere con la massima velocità alla terza somministrazione».

Il D-day della cabina di regia di giovedì

E allora, tutto è rimandato all’appuntamento di giovedì: quando intorno al tavolo di governo i leader della maggioranza saranno chiamati a confrontarsi sulla ricerca di una quadra. E avendo in mano, a quel punto, sia un report aggiornato dell’Iss sui dati di diffusione della Omicron (in arrivo domani). Sia i parametri relativi alla pressione sugli ospedali, accertata invece dal monitoraggio settimanale anticipato questa volta a giovedì. Con una sola certezza per il momento: l’ultima mutazione del virus proveniente dal Sud Africa non ha ancora palesato in casa nostra la sua virulenza. Decisamente non come nella vaccinatissima Gran Bretagna o nell’immunizzato eccellente che è Israele…

Tamponi e misure restrittive metterebbero Ko cinema, teatri e forse anche i ristoranti

Segnali inquietanti, quelli che arrivano dai Paesi appena citati, di quella che è ormai più una speranza che una certezza: quella dell’efficacia dei vaccini davanti alla nuova variante. Una tenuta ancora da decodificare e acclarare in cui confidano buona parte dei partiti che di nuove chiusure non vogliono sentire parlare. Un ottimismo che, come rileva La Stampa in un ampio servizio dedicato al tema, per una volta mette d’accordo la Lega e il leader del M5S, Giuseppe Conte. Con il Carroccio che dice «la strada non è costringere a fare il tampone per i luoghi pubblici ma la terza dose». Anche perché, aumentare il numero di tamponi giornalieri significa incrementare le code per eseguirli. E, soprattutto, mettere ko cinema, teatri, stadi, discoteche e magari anche i ristoranti.

Tamponi: la guerra di dichiarazioni di governatori e sindaci

Così, riferisce il quotidiano torinese, «le Regioni riunite ieri in conclave e i Comuni hanno comunque bocciato senza se e senza ma la proposta». Cominciando con il governatore ligure Giovanni Toti che fa chiari riferimenti a «sforzi inutili». Passando per il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che confessa di «far fatica» a capire una misura simile «visto che si sta spingendo su vaccini e Green Pass». Per concludere con il leader leghista, Matteo Salvini, che riassume netto: «Fino ad una settimana fa il tampone non serviva. Adesso qualcuno chiede il tampone per i vaccinati. La comunità scientifica dovrebbe mettersi d’accordo se il tampone serve o non serve»…

Da Locatelli a Bassetti e Crisanti: è scontro anche nella comunità degli esperti

Un tema a dir poco divisivo, quello sui tamponi, che spacca anche la comunità degli esperti. Perché se il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, esce allo scoperto sostenendo il tampone ai vaccinati per i grandi eventi. Altri suoi colleghi ritengono che questa strategia disincentiverebbe chi deve fare il passo avanti per vaccinarsi. Con il primario di Malattie infettive all’Ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti che dichiara: «Io sento in questi giorni le tesi più disparate. Come mettere i tamponi obbligatori per andare allo stadio anche a chi ha ricevuto tre dosi di vaccino. Sono tutti provvedimenti cosmetici».

«Il tampone disincentiva l’adesione al vaccino. È una misura demagogica e da panico»

E che rilancia: «L’unico provvedimento che bisognerebbe prendere con urgenza sarebbe quello di rendere il vaccino obbligatorio, approfittando di queste due settimane di chiusura delle scuole per vaccinare chi non è ancora vaccinato. Dopodiché bisognerebbe dare la possibilità a tutti di vaccinarsi in strutture aperte senza prenotazione e dire che dal 10 gennaio chi non è vaccinato paga una sanzione». Con il collega Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova tuona: «Il tampone disincentiva l’adesione al vaccino anti-Covid. Ed è una misura di chi non sa cosa fare e non ha capito che sta succedendo». Incalzando: «È un provvedimento demagogico e da panico. Qui c’è solo una cosa da fare: mettere la mascherina Ffp2, che ha una protezione del 98%. Non c’è nulla che dia una protezione di questo tipo».

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