Quirinale, pur di scansare il Cav Letta è pronto a impallinare Draghi: «Maggioranza ampia o voto»

giovedì 2 Dicembre 9:20 - di Michele Pezza
Letta

Il Corriere della Sera ci è andato di manica larga scorgendo nelle parola di Enrico Letta una «strategia». In realtà, dicendo che a scegliere il prossimo Capo dello Stato dovrà essere «una maggioranza ampia» pena la caduta del governo, il leader dem ha solo inteso maldestramente rivendicare un potere di veto. È l’esatto contrario di una strategia. È l’implicita ammissione di un timore: passare ai posteri come l’unico capo Pd escluso dai giochi per il Quirinale. È la sindrome del quarto scrutinio, l’ora x in cui si abbassa il quorum elettorale. Lì può accadere di tutto, persino che a tagliare il traguardo sia Silvio Berlusconi.

Letta terrorizzato dalla candidatura di Berlusconi

Per Letta sarebbe peggio di una Waterloo. Certo, la partita non è ancora cominciata ma sono le condizioni del campo di gioco a renderla quanto mai insidiosa per il Pd. Primo perché il suo maggior alleato – i Cinquestelle – vegeta in uno stato semi-comatoso indotto dal terrore del ritorno anticipato alle urne. In secondo luogo perché l’altro “alleato” più piccolo (comunque 43 grandi elettori), cioè Matteo Renzi, è difficile imbrigliarlo e si fa pericolosissimo a lasciarlo a briglia sciolta. Se ciò aggiungiamo che il gruppo delle Autonomie, di solito legato da mille laccioli al Pd, ha già candidato Pierferdinando Casini possiamo renderci conto quanto fallimentare sia stata finora la non-strategia di Letta. Tutto questo mentre rumori di fondo segnalano l’inizio di fronda nel partito.

Dem senza strategia

Da qui la sua sorprendente evocazione del voto nel caso non si formasse l’auspicata «ampia maggioranza». Persino un bambino capirebbe che il segretario dem comincia a realizzare che l’ipotesi di Berlusconi al Colle non sia più archiviabile nel file degli esiti impossibili. Diversamente, Marco Travaglio non si sarebbe messo a rifare lo scribacchino di procura. Partita difficile, dunque, e di ancor più difficile previsione. Roba da tripla, direbbero gli appassionati del totocalcio. Il toto-Quirinale, purtroppo, non la prevede. Una certezza tuttavia c’è: Letta ha perso il pallino dell’iniziativa. Sente vicino il momento in cui gli potranno dare scacco matto e pensa di evitarlo rovesciando la scacchiera. Ma questa non è una strategia.

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