«Piantatela e lavorate»: Travaglio striglia i grillini. È l’unico a credere che Conte sia un vero leader

sabato 11 Dicembre 13:00 - di Valerio Falerni
Travaglio

Saremmo ipocriti a dire che non ci fa velo il pregiudizio nel fare le pulci a Marco Travaglio. Ma non renderemmo un buon servizio alla verità se non aggiungessimo che non è solo il partito preso a muoverci in tal senso. Prendiamo ad esempio il suo editoriale odierno (Piantatela e lavorate), ancora una volta rivolto ai grillini affinché non disturbino il manovratore Giuseppi. Chi lo legge non può resistere alla tentazione di rilevare che la partigianeria del direttore del Fatto Quotidiano in favore di Conte si sta trasformando in un vero accanimento terapeutico, visto che continua a impupazzarlo come un leader che in realtà non è. Ha fatto il premier, vero, ma la prima volta più come “vice dei suoi vice” (Di Maio e Salvini) che primus inter pares.

Accanimento terapeutico su Giuseppi

La seconda gli è riuscita auto-ribaltandosi da populista a establishment-man. Non gli ha creduto nessuno, ma in quel frangente l’obiettivo era scansare le urne, e tanto fa. Concluso anche il secondo giro, forte dell’appeal del suo giornale presso i 5Stelle, Travaglio lo ha imposto come leader dei grillini fino a quel momento affidati alle cure dell’auto-reggente (non se lo filava nessuno dei suoi) Vito Crimi. Un’asticella praticamente rasoterra da superare. Ciò nonostante, Conte ha raggiunto la meta della leadership con la velocità di un bradipo, passando per giunta tra i frizzi e i lazzi del fondatore Beppe Grillo. Ma Travaglio non fa una piega e resta rocciosamente attestato sul “chi tocca Giuseppi muore“.

Travaglio non si arrende all’evidenza

E poco importava che Di Maio lo dribblasse su tutto ogni giorno, che un bel po’ di grillini nel frattempo si mettevano in proprio o che Conte falliva clamorosamente l’obiettivo di far eleggere a capogruppo i propri fedelissimi. Non proprio un fulmine di guerra, semmai un diversamente leader. Ma per il Direttore continua ad impupazzarlo come piace a lui. Figuriamoci perciò se non ci sparava su il solito editoriale dopo che il clic della base ha finalmente approvato la nuova squadra di collaboratori di Conte. Proprio a loro Travaglio ha dedicato il suo Piantatela e lavorate urlato. Evidentemente è convinto che basti qualche polemica in meno e una mozione parlamentare in più a fare di Giuseppi un vero leader. Dando così di ragione a chi dice che gli «occhi sono inutili quando è la mente che non vuole vedere».

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