Migranti, non c’è tregua: la Sea Watch pretende che spalanchiamo l’ennesimo porto ai 440 a bordo

giovedì 30 Dicembre 17:52 - di Lorenza Mariani
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Solo pochi giorni fa la Geo Barents ha ottenuto l’ok allo sbarco ad Augusta per i suoi 550 migranti. Oggi, quando non sono ancora completate le operazione di sbarco e di accoglienza riservate ai migranti soccorsi da Medici senza frontiere, per noi c’è già una nuova emergenza. Una richiesta stringente che arriva – a ridosso di un’infinità di altre – dalla Ong tedesca: la Sea Watch 3, che torna a fare pressing perché le autorità italiane spalanchino l’ennesimo porto. Come se gli unici approdi sicuri siano solo quelli di casa nostra. Del resto, gli unici aperti h24 non sono forse solo i nostri scali? Con buona pace dei richiami di Draghi alla Ue. E nonostante l’annuncio dell’ondata di arrivi programmata dalle Ong per Natale. E in pieno svolgimento in questi giorni…

Migranti, oggi è la Sea Watch a pretendere che spalanchiamo l’ennesimo porto

E così, al sesto giorno in mare, in attesa di un attracco, la SeaWatch3 con a bordo 440 persone – tra cui 42 bambini e 167 minori non accompagnati tra gli 8 e i 17 anni – si troverebbe già al di qua del confine marittimo italiano, in navigazione e monitoraggio davanti alle coste di Siracusa, a circa 6 miglia dalla terra. Da dove, fa sapere Martin, medico a bordo, «dalla vigilia di Natale siamo nella zona Sar. Ad oggi abbiamo a bordo 440 persone. Soffrono di diversi disturbi e patologie. Abbiamo curato più del 25% di queste persone». Per poi concludere: «Possiamo seguirli nelle loro prime necessità, ma non possiamo fornire cure adeguate ancora per molto. Abbiamo bisogno di un porto sicuro».

Verso un nuovo sbarco: ma il nostro sistema d’accoglienza è al collasso

Nel frattempo, via Twitter la Ong tedesca fa sapere che «ieri la Guardia Costiera ha portato latte in polvere e pannolini sulla SeaWatch3». Ma anche che, «bambini piccoli e persone bisognose di assistenza non possono stare oltre su una nave. A bordo 14 bambini di meno di un anno, il più piccolo ha compiuto 3 settimane in mare. Fateli sbarcare». Laddove quell’invocazione assume i toni dell’esortazione veemente. Quella indirizzata da una Ong tedesca alle autorità di casa nostra con la pretesa che assolvano all’ennesima incombenza di accoglienza di massa. Incuranti del fatto che le nostre strutture ricettive solo al collasso, e non da ieri. E, soprattutto, con la macchina dei soccorsi, dei controlli e dell’accoglienza (dallo sbarco ai trasferimenti nelle varie strutture affollate e sotto stress endemico) che, nelle ultime settimane specialmente, hanno seriamente minato e messo in difficoltà tutto il sistema.

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