L’Istat fotografa un’Italia in declino: sempre meno italiani, pochi figli, tanti stranieri

giovedì 9 Dicembre 12:21 - di Lucio Meo

L’Istat fotografa l’Italia di oggi e quella di domani: sempre meno italiana, sempre più anziana, sempre più multietnica. La popolazione cala, invecchia, si fanno meno figli ma si accoglie di più, con la Campania regione più giovane e quelle del nord più “colte” in termini di percentuale di laureati. “La distribuzione territoriale della popolazione è pressoché immutata rispetto al censimento del 2019: il 46,3% risiede nell’Italia Settentrionale, il 19,8% in quella Centrale, il restante 33,8% nel Sud e nelle Isole. Più del 50% dei residenti è concentrato in 5 regioni, una per ogni ripartizione geografica (Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia)”, sottolinea l’Istat riguardo ai dati del ‘Censimento della popolazione e dinamica demografica 2020’ in base ai quali la popolazione diminuisce in tutte le regioni, soprattutto al Sud e nelle Isole.

Cala la popolazione ovunque, tranne a Trento e Bolzano

“L’ammontare di popolazione al 31 dicembre 2020 è inferiore a quello del 2019 in tutte le ripartizioni, in particolare nel Mezzogiorno (-1,2% nell’Italia Meridionale e -1% nelle Isole) – osserva – quasi ovunque, a eccezione delle province autonome di Bolzano e di Trento, a determinare la diminuzione è soprattutto la dinamica demografica recessiva del 2020”. “Tutte le regioni registrano una contrazione di popolazione residente ad eccezione della Toscana, che ha una variazione pressoché nulla rispetto al 2019 per effetto del recupero censuario che ha annullato il contributo negativo della dinamica demografica. I cali maggiori si osservano in Molise (-2,1%), Calabria (-1,8%), Campania (-1,5%) e Sardegna (-1,3%)”, conclude l’Istat.

La Campania, con un’età media di 42,8 anni (42 del 2019), continua a essere la regione più giovane, la Liguria quella più anziana (48,7 come nel 2019)”. Lo sottolinea l’Istat riguardo ai dati del ‘Censimento della popolazione e dinamica demografica 2020’.

“Il comune più giovane è, come nel 2019, Orta di Atella, in provincia di Caserta (età media 35,7 anni), mentre il più vecchio è Ribordone, in provincia di Torino (età media 66,1 anni) – emerge dai dati – Lo squilibrio della piramide per età della popolazione è ben evidenziato anche dal confronto tra la numerosità degli anziani (65 anni e più) e quella dei bambini sotto i 6 anni di età. Nel 2020 per ogni bambino si contano 5,1 anziani a livello nazionale, valore che scende a 3,8 in Trentino-Alto Adige e Campania, e arriva a 7,6 in Liguria”.

L’Istat: più stranieri, in testa gli europei dell’est

“Il 47,6% degli stranieri censiti nel 2020 proviene dall’Europa, il 22,2% dall’Africa e una quota di poco superiore dall’Asia mentre gli stranieri del Nuovo continente rappresentano il 7,5%. L’Unione europea è l’area geografica di provenienza più numerosa (27,2%), seguita dall’Europa centro orientale (19,6%), dall’Africa settentrionale (13,3%) e dall’Asia centro meridionale (11,4%)”, dice l’Istat.

“In virtù della nuova metodologia che ha fatto emergere quote di stranieri presenti da tempo sul territorio italiano, tutti i continenti registrano valori più elevati rispetto al 2019, ad eccezione dell’Europa che conta 40 mila unità in meno – aggiunge – Gli stranieri più giovani (31,5 anni) e a forte prevalenza maschile (solo il 38,3% di donne) sono quelli che provengono dall’Africa; a seguire l’Asia con 33,1 anni in media e il 44,3% di donne. I cittadini provenienti dall’Europa e dall’America sono invece i più anziani e con una maggiore prevalenza di donne”. Saranno anche attirati dal reddito di cittadinanza? Chissà…

“Gli stranieri conteggiati nel 2020 provengono da 198 paesi del mondo e sono fortemente concentrati in poche collettività: le prime dieci totalizzano il 63,2% della presenza straniera totale”, emerge dai dati secondo cui la Romania è la prima collettività in termini quantitativi seguita da “Albania, Marocco, Cina, Ucraina, India, Filippine, Bangladesh, Egitto e Pakistan”.

Meno nascite anche a causa del Covid

“La pandemia Covid-19 ha accentuato la tendenza alla recessione demografica già in atto e il decremento di popolazione registrato tra l’inizio e la fine dell’anno 2020 risente di questo effetto. La perdita di popolazione del Nord appare in tutta la sua drammatica portata in quanto totalmente ascrivibile alla dinamica demografica negativa (forte eccesso di decessi sulle nascite e contrazione del saldo migratorio), parzialmente mitigata nei suoi effetti dai recuperi statistici di popolazione operati dal censimento”, emerge dal ‘Censimento della popolazione e dinamica demografica 2020’.

“Se nel 2019 il calo di popolazione era stato piuttosto contenuto sia nel Nord-ovest che nel Nord-est (rispettivamente -0,06% e -0,01%), nel corso del 2020 il Nord-ovest registra una perdita dello 0,6% e il Nord-est dello 0,3% – prosegue Istat – La diminuzione di popolazione nel Centro si accentua solo lievemente (da -0,3% del 2019 a -0,4% del 2020), mentre è decisamente più marcata al Sud e nelle Isole (rispettivamente -1,2% e -1,0%), anche per effetto della correzione censuaria al ribasso già descritta”. “Il diverso impatto che l’epidemia da Covid-19 ha avuto sulla mortalità nei territori – maggiore al Nord rispetto al Mezzogiorno – e la contrazione dei trasferimenti di residenza spiegano la geografia delle variazioni dovute alla dinamica demografica”.

“Il nuovo record minimo delle nascite (405 mila) e l’elevato numero di decessi (740 mila) aggravano la dinamica naturale negativa che caratterizza il nostro Paese – continua Istat – Il deficit di ‘sostituzione naturale’ tra nati e morti (saldo naturale) nel 2020 raggiunge -335mila unità, valore inferiore, dall’Unità d’Italia, solo a quello record del 1918 (-648mila), quando l’epidemia di ‘spagnola’ contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni di decessi registrati in quell’anno”.

 

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