Letta, venerdì nero: battuto sull’Irpef, bacchettato dal Colle. Così il “Tentenna” porta il Pd a sbattere

sabato 4 Dicembre 8:54 - di Michele Pezza
Letta

Lo ricorderemo, quello di ieri, come il venerdì nero del Pd. Un uno-due che ha mandato metaforicamente al tappeto Enrico Letta, sconfitto due volte nel giro di poche ore. La prima in Consiglio dei ministri quando l’asse Lega-FI-Iv ha  bocciato la proposta di congelare per il 2022 il taglio Irpef sui redditi superiori ai 75mila euro per aiutare i più poveri a sostenere il “caro-bollette“. Una “manovrina” da 300 milioni, congegnata da Draghi e subito adottata da Pd, M5S e Leu. Lo scontro in Cdm è politicamente rilevante perché segnala ancora una volta la prossimità di Renzi al centrodestra di governo.

Mattarella infuriato con i dem

Il secondo colpo, il più doloroso per Letta e per il suo partito, arriva direttamente dal Quirinale sotto forma di irritazione di Mattarella per il ddl di riforma costituzionale a firma Zanda che abolisce il semestre bianco e vieta la rielezione del Capo dello Stato. Un bizantinismo che a chiacchiere si prefigge di sbarrare il passo alla rielezione al Quirinale, ma che nei fatti si traduce in un obliquo pressing a restare su Mattarella. Non stupisce perciò che il presidente abbia fatto trapelare la propria riprovazione per un’iniziativa che poteva vederlo in qualche modo interessato e partecipe. Piaccia o non, lui il 3 febbraio lascerà il Colle. Decisione irrevocabile.

Quirinale, per Letta la partita si complica

Privato dalla possibilità di agitare la suggestione del bis di Mattarella, Letta e Pd saranno ora costretti a fare i conti con una realtà che si presenta loro più inestricabile di una giungla tropicale. Pd, M5S e Leu non hanno i voti per imporre un proprio nome. I grillini, in particolare, non sembrano brandire idea diversa dal condurre la legislatura fino alla sua scadenza naturale. Come se non bastasse, Renzi non perde occasione per far brillare la debolezza della leadership di Letta. Insomma, il peggior contesto possibile per un partito impegnato ad affrontare il decisivo snodo dell’elezione del nuovo presidente. E tutto autorizza a pensare che fino a quella dat quello di ieri non sarà per lui l’unico giorno nero.

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