Quirinale, il “gran rifiuto” di Mattarella terrorizza il Pd. Letta non ha più carte in mano

12 Nov 2021 9:24 - di Valerio Falerni
Quirinale

E ora al Pd non resta che consultare l’agendina del telefono e cercare per il Quirinale qualcuno un po’ a casaccio. Come quel personaggio di Carlo Verdone in Un sacco bello rimasto più solo di un verme solitario alla vigilia di ferragosto. Ricordate? «Pronto, Amedeo? Ciao sono Enzo…  No Renzo, Enzo!… Se te ricordi ci siamo conosciuti due o tre mesi fa al distretto militare (…)». Proprio così: il “gran rifiuto” di Mattarella ha lasciato Enrico Letta e il suo partito in braghe di tela. Al Nazzareno avevano scommesso più di una fiche sull’ipotesi di un bis al Colle, ma ora quella puntata si sta rivelando un azzardo poiché mette  drammaticamente a nudo la difficoltà della sinistra rispetto allo snodo cruciale della legislatura.

Prodi, Amato e Draghi sarebbero esposti ai franchi tiratori

E non solo, se si pensa che intorno alla partita del Quirinale possono nascere, saldarsi o disintegrarsi nuove e vecchie alleanze. Come rileva anche il Corriere della Sera, è la prima volta che nel Parlamento del maggioritario la sinistra non solo non dà le carte ma non dispone neppure di un “piano B”. Romano Prodi? Con poche speranze di riuscire persino dalla quarta votazione in poi (quando il quorum si abbassa), è inutile proporglielo. Anzi, addirittura pericoloso dal momento che al Professore brucia ancora il ricordo di quella “carica dei 101” che nel 2013 gli fece fare la figura un po’ gonza del “sedotto e abbandonato“.

Incubo Quirinale per il segretario dem

Li guidava da remoto Matteo Renzi, che ora – quantunque ammaccato da inchieste e talk show – è nel Palazzo forte di una cinquantina di Grandi elettori. Giuliano Amato, allora? Peggio che andar di notte. Piace a Berlusconi, vero, ma per gli alleati grillini è il simbolo della Casta. Niente da fare, avanti un altro. Magari Mario Draghi? E chi glielo dice ai 5Stelle che dopo si spalancherebbe il baratro delle elezioni anticipate? Troppo rischioso. Ha perciò ragione quel grosso papavero del Pd a dire «siamo nei guai». Di più: il Quirinale è per Letta un vero incubo. Per venirne a capo dovrà scendere a patti con il centrodestra. In alternativa, gli resta il finale del film di Verdone, ma con un altro titolo: Un sacco brutto.

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