La ripresa senza occupazione, scenari prossimi venturi: come l’automazione impatterà sul lavoro

sabato 11 Dicembre 8:08 - di Antonio Saccà

La Pandemia esaspera e nasconde quanto sta accadendo nella trasformazione delle società, nel mondo, una giravolta mai così repentina, mai così drammatica, mai tanto oscura negli effetti. E’ un vero Pandemonio da aggiungere alla Pandemia, e forse avrà conseguenze di rilievo  e a lungo periodo maggiori  della Pandemia. Il primo elemento mutativo sta nell’automazione, associato alla robotica, all’intelligenza artificiale, alla digitalizzazione. Andiamo verso o ci troviamo dentro l’Automazione, un evento rincorso da sempre, sempre l’uomo ha tentato di scaricare sugli altri la fatica del lavoro.

Ripresa, occupazione, automazione: gli scenari

Gli uomini, addirittura, secondo mitologie antiche, sarebbero stati formati dagli Dei per risparmiare a loro la gravità del lavoro, vale a dire , in senso chiarito, vi sono padroni e servi. Questa divisione traversa la Storia. Fondamentalmente abbiamo avuto la divisione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale. La nostra epoca inesorabilmente elimina il lavoro manuale. Anche quello intellettuale,  circoscriviamo, però, l’analisi. Ma il lavoro manuale non è una astrazione, il lavoro manuale  è il lavoro di soggetti che lavorano manualmente, il lavoro manuale sta, stava negli uomini, decurtare il lavoro manuale con le macchine e non solo con le macchine bensì macchine automatizzate, che operano senza necessità minima di impiego umano, tronca l’occupazione. C’è da distinguere macchine da automazione. La macchina necessita dell’uomo, l’automazione ne fa a meno.

Scelte epocali

Esempi eclatanti, l’automobile che viaggia senza conducente, il robot delle pulizie, il drone che porta oggetti a domicilio, la cucina che sceglie i cibi e li prepara, nel campo mentale il traduttore automatico, si potrebbe continuare largamente,  ed il fenomeno crescerà. Invece decrescerà certamente il bisogno di lavoro  umano.  Non meno rilevante è la sparizione di lavoro con il mutamento ecologico, la transizione verde: ignoriamo se le energie rinnovabili copriranno il bisogno di energia. Incredibile che appaia, il consumo di energia massimizzato deriva proprio dal mutamento ecologico: computer, telefoni, automobili elettriche esigono immane energia e centinaia di migliaia di persone dovranno abbandonare le attività nel campo petrolifero, del  carbone. Il problema dell’occupazione è determinante. Sono scelte epocali.

Tra utopia e realtà

Non rilevare l’effetto dei mutamenti tecnologici sul campo dell’occupazione potrebbe recare  complicazione sociale. Ad oggi non abbiamo ipotesi sostitutive di lavoro in altri aspetti compensativi del lavoro spento. E’ la novità assoluta della nostra epoca. Abbiamo fatto ogni sforzo per eliminare il lavoro e farlo attivare dalle macchine; ed ora rischiamo di  occupare la macchine ma non gli uomini. A tal punto fioriscono concezioni  tra l’utopistico, il cervellotico, il possibile. Diminuire la popolazione mondiale ad esempio con una malattia  insanabile di ampio strascico. Una guerra, suscitare infertilità.  Ridurre l’orario di lavoro. Impegnarci largamente  sulla qualità della vita. Viaggiare in altri pianeti o forgiare paesi artificiali nello spazio, Coltivare  deserti. Incrementare gli alimenti transgenici. Favorire la sessualità trans non procreativa.

Autoestinzione inconsapevole

Sarebbe interessante valutare se la sessualità ibrida attuale rientra, proviene dalla volontà di non creare delle società che non hanno fiducia nel futuro, una  forma di auto estinzione inconsapevole. Quanto detto, tra fantasia e realismo, attesta di certo che il problema del rapporto tra tecnologia e occupazione è, e sarà, il grandioso, aggrovigliato problema del presente, e del futuro massimamente. Occorre interessarsi nettamente di quel che accade nella occupazione: una “ripresa” senza occupazione costituirebbe contraddizione.

L’uomo ha sempre risposto ai problemi dell’innovazione.  Ma gli occorre conoscere i problemi. Rendersene conto. Certo, una larghissima porzione di umanità che liberata dal lavoro manuale si dedicasse alla cultura, all’arte, alla gioia di vivere, davvero un sogno, il sogno, ed è un sogno  che può adempiersi.  E che fatichino,  le macchine!

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