Il naufragio del sistema produttivo: il lavoro diminuisce anche se il Pil avanza

giovedì 14 Ottobre 15:52 - di Antonio Saccà
Pil lavoro

Il fondo monetario internazionale valuta in maniera positiva più di quanto previsto il prodotto interno lordo del nostro Paese, stimandolo quasi al 6%. Nello stesso tempo attesta che il disavanzo dello Stato diminuisce. Costituiamo la nazione che sta risolvendo con positività superiore la crisi. Sembrerebbe che sia dal punto di vista della salute pubblica sia dal punto di vista della ripresa economica siamo nel percorso migliore . Disgraziatamente accanto a queste proposizioni ve ne è  una dissolutiva e che costituisce il punto di naufragio dei  sistemi produttivi odierni. Si tratta di una contraddizione poco avvertita o non volutamente avvertita o addirittura falsata, questa: l’aumento del prodotto non corrisponde all’aumento dell’occupazione ed infatti l’occupazione scemerà nel 2021 e ancor di più nel 2022 superando l’11%.

 È un paradosso drammatico e un paradosso del sistema non accidentale o periferico. Il sistema produttivo tende inesorabilmente e necessariamente ad accrescere la produttività ed a tale fine si rivolge agli strumenti tecnici, alla tecnologia e particolarmente all’automazione, il che significa sostituire le macchine all’uomo, far lavorare le macchine ma non i lavoratori. La conseguenza è radicale: la produttività si afferma sempre di più quanto meno impiega lavoratori. D’altro canto ,come dicevo, è un fenomeno inevitabile, la concorrenza obbliga all’innovazione, ad abbassare i costi e una impresa che diminuisce i lavoratori risparmia sui salari e addirittura produce di più. Il paradosso della nostra epoca. Nascosto ma evidentissimo.

Il naufragio del sistema produttivo: il lavoro diminuisce anche se il Pil avanza

Pil e lavoro. Un paradosso a cui si potrebbe rimediare diminuendo l’orario di lavoro, il che però costituirebbe un danno micidiale per le imprese a meno che non lo facciano tutte, piuttosto inconcepibile; più realistico favorire l’impresa dei lavoratori non occupati invece di elargire denaro a chi ozia. I lavoratori singoli o in gruppo potrebbero fare impresa e deciderebbero di lavorare quanto necessario pur di sopravvivere ed autooccuparsi. Tutto questo è di attualità assoluta nel nostro Paese e nell’economia occidentale che deve competere con le economie orientali più idonee a prevalere nei mercati per il minore costo di produzione: contro il quale l’occidente cerca di reagire con l’aumento di tecnologia e la diminuzione dei lavoratori. Ma che faranno i lavoratori senza occupazione? O con una occupazione incerta?

Il lavoro non diventi una questione di ordine pubblico

Ho l’impressione che nel nostro Paese si fanno prove di autoritarismo, risolvere la crisi di occupazione con l’ordine pubblico come se protestare fosse una faccenda da risolvere quasi si trattasse, ripeto, di facinorosi rivoltosi disobbedienti al vaccino, distruttori. Non è così. E non basta considerare di destra o peggio chi si ribella. La ribellione verrà soprattutto   dalla classe operaia e credere di poterla rimediare come faccenda di ordine pubblico sarebbe non solo un errore perché fallirebbe. Ma un errore storico, perché non si comprenderebbe l’antitesi insanabile di cui ho detto: come inventare lavoro se le imprese devono  accrescere le tecnologie per mantenersi sul mercato? Una questione decisiva. Che taluni credono di ricorrere all’invocazione dell’ordine pubblico si rivolterà contro chi invoca l’ordine pubblico quando invece la protesta sarà palese come percezione della contraddizione di cui ho detto.

Pil e lavoro

Aumenta la produttività scema l’occupazione. Che fare? Impedire la protesta? Stiamo facendo le prove per mettere “ordine”? Sarà drammaticamente interessante cogliere come agiranno i sindacati ed i partiti “progressisti” quando la protesta verrà…da sinistra! Come non cogliere che l’invocazione dell’ordine pubblico e del vaccino obbligatorio indirettamente(Green Pass) vuole addomesticare soprattutto la classe operaia? Certo, partiti “progressisti” a favore dei “padroni” è un evento sociologicamente da vagliare, ma nella vita vissuta una pericolosa vergogna che sa di “regime”.

 

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