“Il voto è un pericolo”. L’agenzia di rating Fitch promuove Draghi e “consiglia” le urne chiuse…

4 Dic 2021 11:13 - di Luca Maurelli
L'agenzia di rating Fitch promuove i conti itaiani e il governo Draghi ed esprime preoccupazione per le riforme in caso di elezioni

Metti la A, togli la B, metti il trattino, togli il trattino. Non è Karate Kid, ma l’arte marziale della sopravvivenza sui mercati finanziari funziona più o meno così e vince chi rassicura i mercati, specialità su cui il nostro premier Draghi è cintura nera, dato il curriculum di banchiere e cervellone della finanza internazionale. “Da BBB- e BBB”, c’è scritto sulla nota di Fitch: un codice che svela la promozione dei conti italiani arrivata ieri da parte di una delle più importanti agenzie di rating del mondo, una valutazione che è per Draghi come un “Kakuto Uke“, la parata a testa di gru, uno dei colpi più sopraffini del karate, difesa e assetto da attacco successivo. Per lui, certo. Ma per la politica italiana quel giudizio equivale a un calcio nelle palle, perché il veleno sta nella coda e dopo i complimenti, nelle ultime righe, c’è anche qualche consiglio non richiesto di Fitch. Tipo, che il voto può pregiudicare le riforme e quindi la ripresa e quindi i prossimi giudizi…

La promozione del governo e le preoccupazioni per il voto…

L’agenzia di rating americana, dopo anni di bocciature, promuove dunque il governo Draghi e consolida il giudizio prospettico – “outlook”, in termini tecnici – sulla nostra economia, al momento stabile, e non è poco, ma si concede anche divagazioni sul tema non lesinando indicazioni, più o meno surrettizie, sugli scenari politici compatibili con la ripresa e la serenità dei mercati. “Serve stabilità…”, è il mantra detto-non-detto di Fitch Rating, al termine dell’analisi, peraltro salutata con ovazioni da tutti i grandi giornali di oggi, Sole24Ore in primis, ma sulle cui righe più importanti quasi nessuno si è soffermato.

L’agenzia di rating Ficht, l’esultanza del Mef e il silenzio di Draghi

Vediamo, nel dettaglio, quelle raccomandazioni finali riportate a margine dell’upgrade di Fitch. “Il Parlamento italiano deve eleggere un nuovo presidente della Repubblica entro febbraio 2022, quando il mandato settennale di Mattarella terminerà poiché il premier Draghi “è un potenziale candidato, le elezioni presidenziali potrebbero avere un effetto diretto sul futuro del governo di unità nazionale. Il governo – spiega l’agenzia di rating – ha un’ambiziosa agenda di riforme strutturali, legata al Piano di ripresa e resilienza. Il processo di riforma del governo potrebbe rallentare nel 2022 e sarà più incerta dopo le elezioni parlamentari“, scrive Fitch. Meglio non votare, a vita, così facciamo le riforme?
Non esageriamo, ma le agenzie di rating, mai come oggi, chiedono stabilità come sinonimo di continuità, di non voto, di urne da rimandare al 2023, magari con il passaggio di consegne tra Draghi e quel ministro dell’Economia. Quel Daniele Franco che ieri ha salutato, con anomala enfasi secondo l’understatement draghiano, la valutazione di Fitch. L’economia migliora, dopo due anni di “morte bianca” causata dal lockdown e dal Covid, non poteva essere altrimenti, in più nel motore del Paese sta per entrare il carburante del Pnrr, mica bruscolini.

Il governo dei migliori e le insidie del voto

Merito del governo Draghi, dunque? Dipende dai punti di vista, ma il giudizio positivo dell’agenzia di analisi finanziaria – che segue quello di Standard and Poor’s, legatissima a quella Goldman Sachs per la quale il premier italiano ha lavorato a lungo –  porta con sé qualche consiglio, o valutazione, che si aggancia perfettamente all’anello della filiera Draghi-Colle-Franco-PalazzoChigi-non-voto. Senza scomodare terrapiattisti, negazionisti, complottisti, poteri forti, giochi del calamaro o bordi da strappare, il quadro politico-finanziario, dopo la benedizione di Fitch, sembra più chiaro. Si gioca a carte scoperte e urne chiuse.

Draghi tace, ma il riservatissimo, moderato, timido, discreto, impalpabile, politicamente ectoplasmatico, Daniele Franco, per una volta mette alla frusta il suo ufficio stampa per divulgare una nota più lunga delle ultime duecentoventi dichiarazioni del ministro. “La decisione dell’agenzia di rating Fitch di alzare il rating dell’Italia a BBB corona una serie di valutazioni positive rilasciate da cinque altre agenzie di rating, che in queste settimane hanno migliorato il loro outlook sul paese. Tra queste è utile ricordare S&P, DBRS e Scope Ratings. Le agenzie riconoscono che dopo la forte caduta del PIL registrata nel 2020 quest’anno l’Italia ha fatto segnare una forte ripresa economica, sopra la media europea, grazie sia al dinamismo del nostro sistema economico e produttivo sia agli sforzi messi in campo dal Governo per contrastare gli effetti sanitari e socio-economici della pandemia”. Evviva.

Non è Di Maio sul balcone di Palazzo Chigi…

Sarò Franco. I toni sono insolitamente enfatici, sembra di essere tornato ai Di Maio al balcone che annuncia l’abolizione della povertà, ma è lui, il silenzioso ministro-ombra di Draghi che parla: “Questo risultato è molto importante anche dal punto di vista della finanza pubblica in quanto, unitamente all’oculata gestione della stessa, consente di conseguire una riduzione significativa del rapporto debito/PIL già a partire da quest’anno. Viene inoltre riconosciuta l’importanza cruciale per il nostro paese del PNRR presentato dal governo, nella misura in cui permetterà di aumentarne il potenziale di crescita rendendo ancora più sostenibile il debito pubblico. Queste decisioni confermano la solidità della linea di politica economica perseguita dal Governo e l’esigenza di proseguire con vigore sulla strada delle riforme e degli investimenti, secondo il piano concordato con l’Europa”.
Tutto vero, presidente Franco. Ah no, ministro-futuro-premier, per adesso. Metti il trattino, togli il trattino.

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