Manovra, Meloni: «Al ribasso, senza visione e non aiuta la crescita. Non serviva Draghi» (video)

venerdì 3 Dicembre 18:47 - di Sveva Ferri
meloni manovra

Una manovra «totalmente priva di visione» e che «lavora su una serie di compromessi al ribasso». Giorgia Meloni boccia la finanziaria del governo, sottolineando che «francamente penso che non servisse Mario Draghi per una manovra di questo genere».

Meloni: «Manovra senza visione: non lavora sulla crescita»

Intervistata da Skytg24 – Live in Courmayeur, la leader di FdI ha chiarito che un risultato del genere era in fin dei conti facile da prevedere, perché il fatto che l’asticella degli obiettivi si abbassi «purtroppo accade sempre nei governi che mettono insieme maggioranze troppo distoniche». Ma oltre ai «compromessi al ribasso» c’è il fatto che la manovra è «totalmente priva della cosa di cui c’era bisogno: ovvero, lavorare sulla crescita, la messa in sicurezza delle aziende». Quella «visione» della quale più che mai l’Italia avrebbe avuto bisogno in un momento come questo.

Dalla maggioranza 5500 emendamenti: «Si fanno ostruzionismo da soli»

«Sul taglio delle tasse poi capiremo bene da quali saranno gli emendamenti della maggioranza, perché in tutto questo c’è anche un problema di metodo», ha proseguito Meloni, ricordando che «la manovra arriva fuori tempo massimo in Parlamento e con dei contorni assolutamente incomprensibili». «Tant’è – ha aggiunto – che la maggioranza presenta 5500 emendamenti a fronte dell’opposizione, ovvero di FdI, che ne presenta 700. Quindi – ha chiosato Meloni – questi si fanno pure ostruzionismo da soli…».

Sul Colle «possiamo giocarci la partita da protagonisti»

L’intervista è stata anche l’occasione per tornare a parlare del Quirinale. «Noi – ha ribadito Meloni – dobbiamo garantire un presidente della Repubblica di qualsiasi estrazione, meglio di centrodestra, che faccia rispettare le regole e difendere la sovranità italiana rispetto ad alcune ingerenze straniere che in Italia ci sono sicuramente». «Berlusconi – ha aggiunto – sicuramente garantisce questo criterio, ma il centrodestra si deve muovere compatto anche su un eventuale piano B o C…». Il fatto è che l’elezione al Colle del Cav «non è facile sul piano dei numeri». «Per me – ha chiarito ancora Meloni – la cosa importante è che il centrodestra sia unito: abbiamo l’occasione per giocarci la partita da protagonisti e non dobbiamo perderla». Quanto al nome di Draghi, «non credo di aver mai detto sì, ho detto che a suo favore c’è il fatto che un’elezione al Quirinale avvicinerebbe il voto. Da qui a votarlo è un altro ragionamento».

L’ipotesi del voto anticipato, Draghi o non Draghi

«Io credo che comunque vada l’elezione del nuovo capo dello Stato avvicini le elezioni anticipate», ha ragionato ancora la leader di FdI, chiarendo che questo vale sia «se ci va Draghi al Quirinale, perché voglio vedere come si inventano un altro coniglio tirato fuori dal cilindro che passa sopra la testa degli italiani, sia se non ci va». «Lo dico anche per Draghi, perché – ha spiegato Meloni – dopo le elezioni del capo dello Stato e senza la copertura di Mattarella, con i partiti che divengano estremamente litigiosi e che sono molto diversi da loro, non è mica facile governare. Per cui io non escluderei l’ipotesi che al voto anticipato si vada sia nel cui Draghi dovesse andare al Quirinale, sia nel caso in cui non dovesse andarci». «E comunque io, dopo le elezioni del Colle – ha concluso Meloni – porrò il problema e chiederò il voto».

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